Sulla mia pelle, ma senza pagare il biglietto (o l’abbonamento). Sul web sta facendo discutere l’iniziativa voluta da molti centri sociali italiani di proiettare in pubblico, e senza pagare i diritti d’autore, il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi che ha trionfato al Festival di Venezia 2018. Solo negli ultimi due giorni in Piazza Oberdan a Milano e sul pratone davanti all’Università La Sapienza di Roma si sono svolte due proiezioni seguite da migliaia di persone.

È bastato un abbonamento a Netflix (il film è disponibile in sala e online contemporaneamente dal 12 settembre) e la visione collettiva e gratuita si è conclusa con un successo immenso. Oltre duemila persone a Roma, un migliaio e qualcosa in più a Milano. Mentre decine di altri spazi autogestiti di mezza Italia (Parma, Bergamo, Trento, ecc..) hanno organizzato altre proiezioni e se ne stanno preparando ancora altre (Bologna il 19 settembre) fino alla fine del mese.

Sui social però è nata subito la polemica. Due i fronti della disputa: la qualità della proiezioni e la loro sostanziale illegalità. Secondo la giornalista di Radio Popolare, Barbara Sorrentini, il risultato della “prima” free milanese, con il film proiettato su un lenzuolo, è stato che “dallo schermo non uscissero le immagini”. “C’era troppa luce e il film non si vedeva. Si sentiva solo – ha scritto la Sorrentini su Facebook – Ecco, peccato. La sensazione è stata quella che non fosse stato fatto un bel servizio all’opera cinematografica”. Il collettivo LUME – Laboratorio Universitario Metropolitano che ha organizzato la serata è corso subito ai ripari: ecco il bis lunedì 17 settembre alle 21 stavolta nella propria sede. Senza biglietti da strappare, of course. È andata tecnicamente meglio a Roma, sotto l’egida del collettivo Sapienza Clandestina, anche se oggettivamente lo schermo era piuttosto piccino rispetto alla vastità dell’uditorio.

Nulla in confronto però al vero oggetto della discordia: Sulla mia pelle in versione pirata e gratis mentre nei cinema e online si pagava per vederlo. Per capire meglio cosa sia successo bisogna tornare al 29 agosto 2018 quando su tutti i giornali viene elogiato il film diretto da Alessio Cremonini. È lì che parte il tam tam dei centri sociali e di diverse associazioni. A quanto risulta dalla cronologia degli eventi in tantissimi fanno richiesta di informazioni e tempistica alla Onlus Stefano Cucchi. Il 4 settembre sul sito web dell’associazione appare un comunicato dove si indica che “sarà possibile organizzare proiezioni pubbliche del film (al di fuori del circuito cinematografico) in collaborazione con la nostra associazione (o autonomamente contattando prima la casa di produzione Lucky Red) a partire dal giorno 12 ottobre. Per le prime 4 settimane dall’uscita il film verrà proiettato in pubblico esclusivamente nelle sale cinematografiche. Per organizzare le proiezioni in collaborazione con la nostra associazione scriveteci pure indicando data e luogo della proiezione che vorreste organizzare”.

Ma in poche ore nasce l’idea, che diviene subito realtà, della visione pubblica non autorizzata. Su Facebook appaiono le prime date delle proiezioni/eventi. E altrettanto immediatamente Facebook, su segnalazione di Netflix e Lucky Red, cancella le pagine per violazione del diritto d’autore. Nulla di strano, ma i collettivi non ci stanno. “Come faremo a proiettare un film ancora nelle sale? Semplice, la produzione del film ha venduto i diritti anche a Netflix, impresa operante nella distribuzione di contenuti audiovisivi su internet. Per avere il file basta avere l’account della piattaforma”, spiegavano i collettivi già il 3 settembre sul sito di Infoaut. “Bella contraddizione vendere i diritti sia ai cinema d’essai sia ad una multinazionale del Web. Il 12 settembre potrete decidere se andare al cinema a 5,6,7 €, utilizzare il vostro abbonamento, oppure partecipare alle tante proiezioni gratuite lanciate in tutta Italia. (…) Molte formule di abbonamento a Netflix prevedono la possibilità di installare la piattaforma su più dispositivi, ergo, milioni di persone nel nostro paese accedono al servizio Netflix a prezzi ben più concorrenziali dei Cinema d’essai. Useremo questo cortocircuito della distribuzione cinematografica per riprenderci, senza pagare, il diritto a usufruire di alcune possibilità che sono concesse solo dietro pagamento, e lo faremo pubblicamente”.

Insomma la battaglia per distributori (Lucky Red nelle sale, Netflix online) e produttori (Luigi e Olivia Musini per CinemaUndici e Andrea Occhipinti per Lucky Red) è persa in partenza. Se Netflix Italia ha ricordato che l’avere un regolare canone mensile non permette però la distribuzione commerciale degli audiovisivi, da Infoaut è arrivata la risposta: “niente copyright per Stefano Cucchi, almeno per noi”. E mentre Ilaria Cucchi è parsa felice dell’iniziativa gratuita pubblica sulla sua pagina Facebook, è stato invece il regista Cremonini a sottolineare il proprio dissenso condividendo un post di Gianmaria Tammaro dove si legge: “Spesso i centri sociali e chi è impegnato politicamente si lamentano del fatto che nei media mainstream vengano raccontate poche storie di interesse comune e “socialmente” importanti. Lucky Red e Netflix hanno scelto di credere in un film come Sulla mia pelle. Vederlo in piazza, gratis, non aiuta. Servono risultati per continuare a girare questo tipo di film e per dare sempre più spazio a storie come quella di Stefano Cucchi. E i risultati non sono post su Facebook, condivisioni, retweet o stories su Instagram. Sono biglietti staccati, incassi, abbonamenti”.

“Non si può ragionare come un sistema solo a giorni alterni e solo per avere ragione – continua il post condiviso da Cremonini – Sulla mia pelle ha bisogno di fatti e soldi. Arriverà il momento della discussione e della visione pubblica: né Lucky Red, né Netflix hanno detto categoricamente di no; hanno solo chiesto d’aspettare per non affaticare (e, v’assicuro, sta succedendo) i pochi esercenti che hanno pagato per avere una copia”. Sulla mia pelle nelle prime tre giornate di programmazione (12-14 settembre) ha incassato 128mila euro e 20350 spettatori.