Senza un campione da illuminare, delle fiamme non è rimasta che la cenere. Cristiano Ronaldo aveva illuso tutti, attirando su di sé una luce tanto intensa da accecare persino il suo estro. Eppure al calcio italiano è bastato un weekend, un unico fine settimana orfano del divo, per riscoprirsi fragile e per veder riemergere in un sol colpo storture forse già dimenticate. Le difficoltà degli Azzurri di Mancini – per cui ora si complica e non poco il cammino in una Nations League che non ci si immaginava così amara – e le polemiche conseguenti alle sentenza emessa ieri dal Collegio di garanzia del Coni – respinti i ricorsi per i ripescaggi in Serie B -, hanno infatti mostrato la faccia peggiore di un movimento che ormai da anni si spende in promesse di cambiamento ma che stenta poi a voltar pagina per davvero.

Serie A: dal sogno alla realtà. O forse più in giù
A luglio, in piena frenesia Mondiale, l’impatto del meteorite CR7 con il pianeta Serie A aveva sconvolto tutti, addetti ai lavori e semplici testimoni. Il passaggio di un Pallone d’Oro sui campi dello Stivale non si vedeva dai tempi di Kakà – ultimo umano a conquistare il premio con la maglia del Milan nel 2008 prima della venuta dei marziani Ronaldo e Messi – e la sua discesa a Torino, sponda Juventus, sembrava essere l’inizio di un nuovo, straordinario capitolo “del pallone”. A consolidare questa speranza contribuivano poi le convincenti svolte societarie delle milanesi – con l’Inter mai così puntuale sul mercato e i rossoneri risollevati nella carne e nello spirito dai ritorni di Leonardo e Maldini -, il rientro in patria del profeta Ancelotti e la sensazione di star assistendo a un vero e proprio rinascimento pallonaro.

Dal sogno all’incubo, tuttavia, il passo è breve e a gettare gli appassionati fra le lame di Freddy Krueger ci ha pensato il caso plusvalenze fittizie che ha visto coinvolti il Chievo Verona di Luca Campedelli e il Cesena di Giorgio Lugaresi – fallito e destinato a ripartire dai dilettanti – colpevoli secondo la procura di aver gonfiato le cifre di alcuni trasferimenti. A fronte della richiesta (avanzata nei confronti di entrambe le società) della decurtazione di 15 punti di penalizzazione da detrarre dalla classifica della stagione 2017/2018 e di tre anni di inibizione per il presidente clivense, il Tribunale federale nazionale dichiarava il  25 luglio l’improcedibilità per vizio procedurale. Un’eventuale condanna avrebbe significato la retrocessione della compagine veneta e la conseguente risalita nella massima serie del Crotone, che chiese dunque di rinviare le prime due gare e insistette perché venisse istruito un nuovo processo nel più breve tempo possibile. L’iter legale non si è ancora concluso, anzi, vedrà proprio oggi – 12 settembre, dopo oltre due mesi – il suo secondo atto, con i dirigenti del Chievo Verona chiamati nuovamente in audizione ma, soprattutto, con il campionato di Serie A avviato e l’incubo della serie cadetta ormai scampato.

Serie B: “L’intervento è riuscito, il paziente è morto”
Se per la categoria regina poteva bastare un rapido check up, l’analisi dello stato di salute della cadetteria non può invece prescindere da un’anamnesi più puntuale. Specie alla luce della sentenza emessa ieri sera dal Collegio di garanzia del Coni. Anticipata dalle polemiche relative alla finale di ritorno del Play Off 2018 –  con lo spareggio Frosinone-Palermo vinto dai ciociari in una gara agitata dall’invasione di campo da parte di palloni e tifosi. Proprio in queste ore il presidente rosanero Maurizio Zamparini è tornato sul caso annunciando di essere pronto a richiedere alla Figc o al Tar di bloccare le competizioni -, infatti, l’alba della Serie B è stata resa ancor più rossa dall’affaire Parma, con il club ducale messo sotto inchiesta per degli sms sospetti inviati dai due suoi tesserati (Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo) a dei giocatori dello Spezia poco prima dell’ultima giornata di campionato. Vicenda risoltasi però con la sostanziale caduta delle accuse, con la cancellazione della penalizzazione di 5 punti inizialmente inflitta e con il solo Calaiò squalificato per sei mesi.

Evitati i primi ostacoli, tuttavia, la corsa della cadetteria si è fatta ancor più complicata in conseguenza alla mancata iscrizione e al fallimento di Bari, Cesena e Avellino. Dopo aver fissato per il 27 luglio la data ultima per la presentazione delle domande di ripescaggio per la stagione 2018/2019 e dopo aver visto confermata in secondo grado dalla Corte d’appello la decisione del Tribunale federale di riammettere Novara e Catania alla corsa per i ripescaggi, infatti, il commissario straordinario della Figc Roberto Fabbricini ha dichiarato il blocco degli stessi e ordinato la stesura del calendario di una Serie B a 19 squadre. L’immediata denuncia per abuso d’ufficio depositata dai legali del Catania nei confronti di Fabbricini e la vera e propria battaglia intrapresa dalle altre escluse – Novara, appunto, ma anche Siena, Entella, Pro Vercelli Ternana – per ampliare il torneo a 24 squadre (o per lo meno 22), hanno avuto però come unico esito quello di far scivolare l’inizio del campionato, che allo stato dell’arte ha però già completato la sua seconda giornata.

Dopo più di un mese di conflitto mediatico e legale, nel tardo pomeriggio di ieri – come anticipato – il Collegio di garanzia del Coni si è pronunciato in merito definendo “inammissibile” e “improcedibile” la domanda di ripescaggio e i ricorsi dei suddetti club alla decisione di Fabbricini. Tutto ciò dichiarandosi, nei fatti, “incompetente” e demandando la decisione al primo grado della giustizia sportiva, cui sono invitati a rivolgersi le società interessate per ricevere “soddisfazione”.

Come prevedibile, la decisione ha fatto discutere e non poco, anche in relazione a quanto riferito poco dopo da Franco Frattini, presidente del Consiglio di garanzia: “La Serie B resta a 19 squadre ma io ho votato contro. Per la prima volta nella mia carriera da presidente ho votato contro la decisione presa a maggioranza. Finisce 3-2, con il mio voto contrario contenuto in una dichiarazione ufficiale che spiega l’inammissibilità di tutti i ricorsi. Il campionato continua a 19 squadre”. E ancora:

“I ricorsi delle sei squadre che litigavano tra di loro diventano tutti improcedibili. Se il ricorso principale decade è inutile discutere del resto. Anche se io ero contrario. La mia tesi era un campionato a 22 con l’accoglimento dei ricorsi. Poi non posso dire chi tra le sei avrei ritenuto di scegliere. Ma la prima cosa era lo sbarramento: il Collegio ha ritenuto di procedere a una pronuncia di inammissibilità in cui si dice che quei ricorsi dovevano essere proposti davanti alla giustizia federale. Quindi gli interessati potranno ripartire davanti alla giustizia federale”.

Un vero e proprio terremoto, insomma, che per effetto domino coinvolge anche Serie C (59 squadre suddivise in 3 gironi di cui stamattina sono stati presentati i calendari) e D, lasciando alle società coinvolte nei (sino a ieri) possibili ripescaggi la sola possibilità di ricorrere al Tar per dei maxi risarcimenti (anche se Catania e Ternana sembrano decise a non arrendersi).

Nazionale: “Io non mi sento italiano”
Come sottolineato in apertura, alle difficoltà istituzionali e togate del nostro calcio vanno a sommarsi i balbettii di una nazionale mai apparsa così inconsistente. Chiamati a riscattare il magro bottino pre-Russia 2018 (una sola vittoria contro l’Arabia Saudita a fronte di un pareggi e due sconfitte), nei due match d’esordio della Nations League gli Azzurri hanno patito sia contro la Polonia di Lewandowski (1-1) che contro il Portogallo del redivivo André Silva (1-0), racimolando appena un punto e trovando il gol solo su rigore, con Jorginho.

Al debutto contro i polacchi, Roberto Mancini ha scelto di schierare un undici votato al pressing e caratterizzato da un’inedita aggressività impiegata per contrastare il giro palla arretrato degli ospiti. L’incapacità di tramutare gli intercetti (comunque rari) in efficaci ripartenze e le difficoltà nel proporre una manovra offensiva corale e ben orchestrata, tuttavia, hanno finito per palesare i limiti di una squadra affossata poi dagli errori dei singoli e dalle prove impalpabili di molti interpreti (gettare la croce sul solo Mario Balotelli sarebbe stupido). Nella sfida con i lusitani, invece, l’Italia – complice un robusto, forse eccessivo, turnover – non ha mai realmente dato l’impressione di poter competere con l’avversario. I pur volenterosi strappi di Federico Chiesa sono note sparpagliate su un 4-4-2 che sembra del tutto inadatto a una formazione sopraffatta dalle trame di gioco di Bernardo Silva & Co ma anche, e soprattutto, terribilmente disordinata. A difesa di Mancini – che negli scorsi giorni aveva lamentato le difficoltà di impiego dei giocatori italiani nei propri club di appartenenza – numerosi dei volti visti in campo nel doppio appuntamento nazionale sono equiparabili a dei desaparecidos, con le “eccellenze” di Caldara, Emerson Palmieri, Rugani e Zappacosta: zero minuti all’attivo per loro questa stagione.

Come fare dunque per risollevare una nazionale che pare ormai irrimediabilmente persa? La risposta può forse essere rintracciata fra le pagine de Il gattopardo, in quel “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, nell’assalto mediatico ai Giampiero Ventura e nella cacciata a furor di popolo di Carlo Tavecchio, emblemi di un ancien régime che oggi scopriamo però (r)esistere ancora. La mancata qualificazione alla Coppa del Mondo era stata eletta da molti a occasione di riscatto, gli ex ct e presidente individuati come unici colpevoli. Eppure, ormai a quasi un anno di distanza dallo spareggio con la Svezia, ci chiediamo ancora cos’è cambiato davvero di un sistema che ha parlato di formazione giovanile senza mai applicarla, di squadre B trovando solo una società (la solita, avanguardistica Juventus) in grado di sostenerne una – al netto di tutte le deviazioni del caso, compresa la possibilità di sborsare per il solo Stephy Mavididi (classe 1998, ex Arsenal) 2 milioni di euro, spesso un budget per la Serie C – e andando incontro alle vicende giuridiche descritte poc’anzi.

Oggi De Laurentis sfida De Magistris minacciando di portare il Napoli e la Champions a Bari, mentre il sottosegretario leghista con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti incrocia le dita per vedere Giuseppe Marotta al timone della FIGC. Staremo a vedere. Nel frattempo un’unica certezza: da sabato la Serie A ritorna a giocare, Cristiano Ronaldo a inseguire il suo primo gol e, almeno per un po’, ci dimenticheremo di quanto visto in queste settimane. Per fortuna o purtroppo?

Twitter: @Ocram_Palomo