“Nella vita come nel cinema le cose più importanti sono quelle che non si dicono”. Estendendo alla visione, il fuoricampo per eccellenza è la figura dello sceneggiatore, che in Una storia senza nome di Roberto Andò è la protagonista assoluta. Il film presentato in Mostra fuori concorso si pregia di diversi aspetti, ma soprattutto della capacità dei suoi scrittori (Andò stesso, Angelo Pasquini, Giacomo Bendotti) di creare un intreccio sapiente, intrigante ed insieme spassoso. Diversi sono i “nuclei” nevralgici del racconto: una giovane sceneggiatrice-ombra che segue una misteriosa pista indicatale da un detective in pensione, uno sceneggiatore famoso che finisce nei guai, il furto di un Caravaggio che innesta un’indagine da più parti.

“Questa storia mi appartiene molto, in quanto palermitana ed emblematica per raccontare una storia sul cinema” suggerisce Roberto Andò che richiama in causa il genio di Pirandello condividendo che l’idea sia un’invenzione. Tra realtà (il furto del dipinto appartiene alla nota cronaca ed è tuttora un caso irrisolto) e finzione (tutto il resto) il film si appropria del dispositivo investigativo per giungere a una verità, “l’unica che conta nel momento in cui lo spettatore arriva ad aderirvi, dopo essersi giustamente perso nelle labirintiche direzioni”.

Protagonista è un cast corale di livello, da Micaela Ramazzotti a Renato Carpentieri (ancora insieme dopo il film di Gianni Amelio), da Alessandro Gassmann a Laura Morante, da Antonio Catania al grande regista polacco Jerzy Skolimowski. “Finalmente ho potuto osservare chi scrive i nostri ruoli, sperando di aver dato loro giustizia e gratitudine!” esclama Micaela Ramazzotti che interpreta la sceneggiatrice in ombra e che riflettendo sulla figura dello scrittore vi ha trovato “quella grande capacità di osservare e saper raccontare mescolando con la fantasia. Gli scrittori hanno uno sguardo diverso da tutti gli altri”. Di controcampo Alessandro Gassmann è lo sceneggiatore “in luce”, colto da una crisi e finito nei guai, “leggendo il copione del film ne ho apprezzato la complessità che non è sempre di casa nel cinema italiano”. Renato Carpentieri preferisce concentrarsi invece sull’intreccio riferito al furto del Caravaggio, notoriamente finito nelle mani della mafia e mai più rinvenuto. “Il mio personaggio, un detective in pensione, è rimasto ferito dal furto del Caravagggio, ma i dati di cui è in possesso non bastano a scoprire che fine ha fatto, pertanto ha bisogno della forza di immaginazione e della fantasia di un raccontatore di storie perché solo attraverso queste si riesce ad illuminare le parti oscure della realtà”. Una storia senza nome uscirà nelle sale il 20 settembre.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Successivo

Venezia 2018, vincono Cuaron – e Netflix – con Roma. Premi a Lanthimos, Audiard e Jennifer Kent. Dafoe/Van Gogh è miglior attore. Italia a bocca asciutta

next