Per ridurre le aliquote Irpef da cinque a tre non ci saranno risorse sufficienti. Ma il governo gialloverde nella legge di Bilancio punta almeno a ritoccare la prima, quella del 23% che si applica ai redditi fino a 15mila euro, riducendola di un punto. E’ quello che è emerso dal vertice che si è tenuto giovedì a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’economia Giovanni Tria, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il ministro Paolo Savona e la sottosegretaria Laura Castelli. Assenti i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che ne discuteranno al nuovo tavolo previsto per martedì prossimo. La riduzione al 22% della prima aliquota è una delle proposte elaborate dal gruppo economico della Lega di cui fanno parte tra gli altri Massimo Garavaglia, Armando Siri e Massimo Bitonci.

Sul reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5 stelle, l’intenzione è quella di procedere in due tempi: partire dall’inizio del 2019 con la pensione di cittadinanza (vale a dire alzando le minime a 780 euro) per poi, tra maggio e giugno, mettere in campo il reddito per i “5 milioni di italiani in povertà assoluta”, come anticipato dal leader 5 Stelle e ministro del Lavoro. In questo modo si riducono le coperture necessarie e dovrebbero essere sufficienti 9-10 miliardi, una parte dei quali – quelli per rafforzare i centri per l’impiego – arriveranno da fondi Ue mentre 2,7 miliardi saranno “assorbiti” dal finanziamento del reddito di inclusione varato da Gentiloni, destinato a scomparire.

La Lega ha confermato poi di voler avviare la flat tax partendo dall’innalzamento a 100mila euro del tetto di reddito sotto il quale alle partite Iva si applica già ora un’aliquota agevolata. Il piano prevede che ai ricavi fino a 65mila euro si applichi quella al 15%, mentre per i redditi aggiuntivi fino ai 100mila verrebbe introdotta un’aliquota del 20 per cento. Il costo è quantificato in 1,5 miliardi. Una percentuale ancora più bassa, del 5%, dovrebbe poi essere messa in campo per le start up. Il Sole dà conto anche di una possibile detassazione Ires per cui l’aliquota scenderebbe dal 24 al 15% sugli utili non distribuiti ma destinati dall’imprenditore a investimenti in macchinari, capannoni o assunzioni.

Allo studio del governo, inoltre, la riforma pensionistica “quota 100” che ha però suscitato lo scetticismo del presidente Inps Tito Boeri: “Secondo le nostre stime ha costo iniziale di circa 15 miliardi, a regime 20“, ha risposto a Salvini che parlava di un costo di 6-8 miliardi. “Screditare chi fa le valutazione è un esercizio pericoloso perché toglie ogni riferimento al confronto pubblico e impedisce il controllo democratico, lascia tutti in una situazione di grande disorientamento.È come spezzare il termometro a un malato: poi non si sa se dargli la tachipirina”.

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