Sono riconoscente ai vari commentatori dei miei due precedenti post sul razzismo (Una storia di ordinario razzismo e Anticorpi per il razzismo) perché mi spingono a fare qualche precisazione. Con la parola “razzismo” non intendo letteralmente un presunto senso di superiorità di una “razza” su un’altra, ma – in senso più ampio – un’insoddisfazione diffusa, in una nazione o in parte di essa, che genera un pregiudizio collettivo che ha la funzione psicologica e sociale di spostare i motivi del malessere verso un capro espiatorio erroneamente vissuto come il vero nemico.

Non parlo dunque di una situazione specifica, ma di una potenziale disposizione del genere umano, che – come diceva anche il presidente della Cei Gualtiero Bassetti – se le acque diventano tempestose, può farci precipitare nei gorghi del razzismo e farci contribuire (attivamente o passivamente) a politiche, leggi e comportamenti disastrosi come possiamo constatare dall’andamento carsico del virus in questione che riemerge, in forma strisciante o esplosiva in ogni parte del pianeta. Penso, inoltre, che in questo momento storico, emigrazioni epocali di persone che fuggono da situazioni disperate, non possono essere ignorate da parte dei Paesi occidentali, che devono trovare una risposta non lesiva per i propri cittadini, ma neanche semplicemente limitata a riportare alla condizione di origine chi mette a rischio la propria vita per sfuggire da un pericolo.

La buona o cattiva gestione (sia da parte della sinistra che della destra) delle politiche di welfare o comunque a favore del lavoro, della casa, della salute o di altri diritti, è un fatto specifico a sé stante che deve essere affrontato rivendicato anche con forza, ma nello specifico, senza incrementare il pregiudizio, la violenza e l’odio nei confronti di un qualsiasi capro espiatorio. Oggi non arriviamo alla segregazione che hanno subito i neri, gli ebrei, gli indiani di America e tanti altri popoli ed etnie, così come i malati mentali o i disabili, pur nostri compatrioti, con gli istituti e i manicomi ghetto, ma il rischio di arrivarci è concreto e dipenderà dai sentimenti diffusi delle masse, da quanto i mass media riusciranno a rassicurare o ad allarmare la popolazione e da quanto la classe politica eviterà di accendere micce pretestuose per ottenere un vantaggio elettorale.

C’è un altro episodio, oltre a quello della gelateria del primo post, che sento purtroppo come un possibile termometro della situazione e invito gli scettici a credere che è realmente accaduto.

Mia moglie e io eravamo seduti a un tavolo in un ristorante all’aperto, poco distante una coppia sui 50 anni assolutamente sconosciuta. Passa l’ennesimo venditore di rose. Personalmente la cosa mi imbarazza, vengo preso – come al solito – da sentimenti contrastanti. Pena, dispiacere, colpa, insofferenza, vergogna di non sapere bene cosa fare. Fino ad accarezzare la difesa mentale paranoica del racket dai mille tentacoli che comprende i venditori di rose, i lavavetri o chi chiede l’elemosina per la strada.

In genere non compro le rose, mi limito a dire “no grazie”, in maniera più o meno sostenuta o ripetuta a seconda dell’insistenza del tizio e così generalmente ho visto fare agli amici che frequento; di destra, di sinistra o anche qualunquisti che siano . Mi ha colpito quindi la risposta dell’uomo del tavolo vicino al mio, che in maniera secca e decisa ha detto testualmente : “Ma levati dalle palle, brutto stronzo”,

Vediamo dunque che uno stesso sentimento di imbarazzo, d’impotenza, di pena e di insofferenza, che probabilmente accomunava me e l’uomo del tavolo vicino, è stato gestito con due modalità diverse, la mia che eviterei di chiamare “buonista”, considerandola solo civile, e l’altra che chiamerei francamente razzista e incivile. Un episodio individuale che sarebbe pericoloso se si diffondesse. Ma se io avessi risposto come il mio vicino di tavolo, mia moglie si sarebbe alzata e immediatamente andata via, mentre la signora è rimasta tranquillamente a parlare con il compagno apparentemente non scossa. Una prima presunta alleata che tende a rinforzare l’atteggiamento in questione.

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