A un anno dall’attentato in cui persero la vita 16 persone, Barcellona ha ricordato le vittime in una cerimonia pubblica a cui hanno presenziato il premier Pedro Sanchez e il re di Spagna Felipe VI. Corone di fiori sono state posate dai parenti delle vittime sopra il mosaico dell’artista Joan Miró al centro delle Ramblas, proprio dove è stato fermato il furgone guidato da Younes Abouyaaqoub un anno fa. Le celebrazioni, terminate davanti a Plaza Catalunya, si sono svolte senza mettere da parte il conflitto politico sulla questione dell’indipendenza della Catalogna e hanno visto il re tra contestazioni politiche e acclamazioni. Senza entrare nel merito delle polemiche, il premier Sanchez ha insistito, su twitter, sulla necessità di “unità di tutta la società spagnola” che “ci rende forti contro il terrorismo e la barbarie”.

Stracolma la grande piazza, dove sono arrivate migliaia di persone. La cerimonia ha previsto musiche e letture nelle sette lingue delle vittime: catalano, spagnolo, inglese, francese, portoghese, italiano e tedesco. Oltre alla manifestazione in piazza, la rete di autobus e la metropolitana di Barcellona si sono fermate per un minuto a mezzogiorno. Erano le 16.30 del 17 agosto dello scorso anno quando il 22enne si lanciò lungo le Ramblas, causando centinaia di vittime tra morti e feriti. Sarà ucciso dalla polizia dopo quattro giorni di fuga, non lontano da Barcellona: l’attentato portava la firma dell’Isis che qualche ora dopo avrebbe rivendicato: “Era nostro soldato in guerra contro i Paesi della coalizione”. Tra le vittime anche tre italiani: Bruno Gulotta, Luca Russo e l’italo-argentina Carmen Lopardo.

Ed è proprio in ricordo di chi quel giorno perse la vita che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “il più sentito cordoglio della Repubblica Italiana e l’espressione della mia vicinanza”. “Rivolgiamo oggi il nostro pensiero, con sentimenti di sincera partecipazione al dolore delle loro famiglie”. Nel suo messaggio al re di Spagna, Mattarella scrive anche come “il ricordo di fatti così drammatici rafforza in tutti noi la ripulsa verso ogni forma di estremismo fondamentalista e la fermezza nel tutelare la sicurezza delle nostre comunità nella sempre più convinta adesione ai principi di libertà, tolleranza e non violenza”.


Durante la mattinata il re spagnolo si è avvicinato ai familiari delle vittime degli attacchi per salutarli uno ad uno. Al suo passaggio, Felipe è stato più volte acclamato al grido di “viva il re”. Ma Felipe non ha trovato solo elogi: “Il re di Spagna non è il benvenuto nei Paesi catalani” è la scritta, in inglese, che compare sul primo dei due striscioni che sono stati appesi in Plaza Catalunya. Con tanto di effige del re a testa in giù. La polizia catalana, riporta su twitter il segretario nazionale dell’organizzazione separatista catalana Adrià Alsina, ha tentato di rimuovere lo striscione, riuscendoci solo in parte prima di rinunciare.

Il re spagnolo si era espresso in modo molto forte contro i separatisti durante la crisi in Catalogna lo scorso autunno, in occasione del referendum per l’indipendenza che vide un pesante intervento delle forze dell’ordine spagnole. Sul secondo striscione, scritto sempre in inglese, un’immagine del re che stringe la mano re saudita Abdullah bin Abdulaziz al-Saud con sotto la scritta: “Loro guerre, nostre morti. Catalogna solidale con le vittime”. Il riferimento, in questo caso, è a chi “vende le armi chiudendo un occhio”, scrivono alcuni utenti su twitter.


E sempre il quotidiano spagnolo El Pais ha segnalato la presenza di un terzo striscione in cui si fa riferimento a esponenti catalani in prigione per il referendum e la dichiarazione di indipendenza dello scorso anno: “Senza di loro questa cerimonia è una farsa“. Il presidente della Generalitat catalana, Quim Torra, ha dichiarato che questi striscioni sono una manifestazione della libertà di espressione. El Mundo, in un pezzo intitolato “Torra politicizza il tributo alle vittime alla presenza del re”, mette in evidenza come il leader catalano abbia indossato una spilla con il volto dell’ex ministro catalano in carcere Joaquim Forn e la scritta “Llibertat!”. Torra, che per tutto il tempo della cerimonia è rimasto accanto al premier spagnolo e non al re, ha sostenuto che ogni giorno va denunciata “l’indecenza che rappresenta il fatto di avere prigionieri politici”.

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