Tre giorni fa furono quattro. Ieri dodici. E ricordo di altri tre morti per strada, non so bene dove. Io però dico: meglio morti. Se questi migranti muoiono almeno smettono di essere dei fantasmi, dei senza nome, dei corpi abbandonati che si piegano in terra oppure sorreggono col loro corpo una montagna di indumenti. Loro ingobbiti e noi in spiaggia sdraiati a guardarli, a volte persino infastiditi da tutto quel traffico di chincaglierie.

Perciò il ministro dell’Interno ha finanziato l’assunzione temporanea di altri vigili urbani, per far sì che le nostre spiagge siano al sicuro da questi abusivi, per lo più neri.

Meglio morti, dicevo. Sono morti chiusi nei furgoni, serrati nella lamiera come i maiali nei tir. E questo ci fa dispiacere. E proviamo pietà. E diversamente dagli americani – che alcune settimane fa hanno ributtato in mare venti migranti perché a prua e a poppa non c’era una cella frigorifero e dunque, purtroppo, dispiacendosi molto, li hanno dati in pasto ai pesci – noi siamo più sensibili e umani. Capiamo che hanno bisogno anche loro di una bara e persino di un nome, e di un vestito pure, perché un morto nudo non sta bene. Ieri, per dire, un medico dell’ospedale di San Giovanni Rotondo ha chiesto a sua madre di portare un pigiama per uno dei feriti nell’ultimo schianto mortale. E ciò ci commuove.

Meglio morti, sì. Almeno avremo la speranza che il questore di Foggia sarà chiamato da qualcuno a dare conto del fatto che nella sua provincia, ad ore prestabilite, transitano dei furgoni che trasportano uomini come se fossero maiali. Li trasportano dai campi, dove sono impegnati a tre euro l’ora o a cinque euro a cassone a riempire di pomodori la nostra tavola. O di angurie, oppure di fragole e di uva. Li trasportano senza che la polizia stradale se ne accorga, senza che una sirena si allarmi, un vigile alzi la paletta, un carabiniere elevi uno straccio di contravvenzione. I militi sono impegnati altrove.

Se muoiono, e come per fortuna già accade ne muoiono in tanti, anche il ministro dell’Interno conoscerà l’approdo finale della crocevia che in tanti fanno nel Mediterraneo e – chissà – penserà pure lui che meglio morti che vivi. Forse dirà in un tweet: Più morti = meno migranti = meno furti = meno abusi sessuali = meno spaccio = meno droga = meno Islam contaminante. Dal male a volte viene il bene, come si sa.

E se ci sarà chi, riflettendo ad alta voce, spiegherà che i nostri cimiteri sono già al collasso per via dei tanti anziani che ogni anno vi soggiornano, risponderemo che una salma per trasferirla in Africa costerebbe non meno di 10mila euro. Possiamo permetterci di spendere tutti quei soldi, mentre i nostri figli sono disoccupati?

Meglio di no.

Ps: stasera presento il mio libro a Nardò, Lecce. Questa città, bellissima e che amo tanto, una perla preziosa e nascosta del barocco pugliese, ha visto suoi onorevoli concittadini condannati per riduzione in schiavitù. È stata la prima condanna in assoluto pronunciata da un tribunale italiano non dell’Alabama.

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