Il presidente della Camera Roberto Fico, alfiere della guerra ai vitalizi, potrebbe dare uno sguardo alla Toscana per non inciampare in corsi e ricorsi. Nella Regione guidata da Enrico Rossi è stata dichiarata guerra alla “pensione” dei consiglieri regionali, ma il cammino è lastricato di possibili battaglie giudiziarie. “Noi in fatto di sobrietà politica e di lotta ai vitalizi siamo stati i primi in Italia”, ama ripetere il governatore in ogni occasione pubblica.

Quattro le tappe. La prima porta la data del 2014 quando i vitalizi vennero eliminati. Ovviamente per il futuro, per i nuovi consiglieri. Chi voleva, poteva rinunciare ai vitalizi maturati in cambio della riscossione dei contributi versati. Pochi i consiglieri che hanno aderito a questa proposta: i più hanno preferito godersi il vitalizio maturato negli anni, molto più redditizio della semplice restituzione dei contributi erogati anche perché il vitalizio dura per tutta la vita e contempla la reversibilità per la moglie.

Seconda tappa, una decurtazione temporanea dell’assegno, per tre anni dal 2015 al 2017, a chi già lo percepisce per alimentare un “fondo di solidarietà”. I prelievi sono stati del 6 per cento da un importo lordo fino a 1500 euro, il 9 per cento fino ai 3.500, il 12 per cento fino ai 6mila ed il 15 per cento per le cifre superiori. Reazioni? In molti sono ricorsi al Tar, ma nonostante questo il Consiglio regionale toscano, a fine 2017, ha prorogato – terza tappa –  di un altro anno il contributo di solidarietà. E questa volta i ricorsi si annunciano più copiosi: “Vada per tre anni, ma prorogare di un anno il contributo di solidarietà è inaccettabile. Rossi si vuol far bello con le nostre tasche…”, polemizza un ex consigliere.

Quarta ed ultima tappa: la legge contro i doppi vitalizi, approvata il 15 dicembre 2015. Chi riscuote quelli erogati dai Parlamenti nazionale e europeo deve rinunciare al vitalizio made in Tuscany. Insomma, un vitalizio basta e avanza. Per Rossi, almeno. Non però per gli ex consiglieri ed ex parlamentari. Fatto è che dopo la delibera del presidente della Camera Fico che ha ricalcolato i vitalizi sul criterio contributivo e non più retributivo, a Firenze gli ex consiglieri (dall’ex ministro Vannino Chiti all’ex sottosegretario dell’Udc Francesco Bosi) sono diventati più ostinati e speranzosi di vincere il ricorso. Non a caso il consiglio regionale toscano ha accantonato oltre 2 milioni per pagare gli eventuali risarcimenti.

L’assommarsi dalla delibera Fico con la legge toscana del no alla doppia pensione ha creato casi forse imprevisti. Ci sono infatti ex parlamentari che prendono 4mila euro al mese (lordi) e che si vedono dimezzato il vitalizio erogato dalla Camera. Nel frattempo però si sono visti sottrarre quello toscano. Così si ritrovano non certo in braghe di tela, ma con mensili ridotti all’osso subendo anche tagli anche da 5-6mila euro. Insomma gran confusione nel cielo della guerra ai lauti vitalizi. E gli avvocati sono lì pronti a intervenire, forti anche di autorevoli pareri come quello di Sabino Cassese, che non riconosce il principio dei diritti acquisiti purché gli interventi siano però equi e riguardino tutti, deputati e senatori. Forse a Rossi e compagni occorrerà rivedere la legge dello “scandalo” alla luce della delibera approvata dalla Camera. Un’altra spina nel fianco della Regione Toscana.