L’Ater di Roma non ha pagato la prima rata per la rottamazione delle cartelle Equitalia. E ora un emendamento della Giunta regionale collegato al bilancio 2018 ne prefigura la liquidazione e messa in vendita di parte del patrimonio (almeno quello non vincolato). L’azienda regionale che gestisce le case popolari nella provincia è di nuovo nei guai. L’Agenzia delle Entrate pretende il pagamento per quasi 500 milioni di euro di Ici e Imu per i quasi 50mila alloggi di proprietà dell’ente, mai pagati a causa di un’interpretazione – rivelatasi poi errata sul piano giuridico – che l’edilizia residenziale pubblica fosse esentata da questa tipologia di tassazione.

Già nel 2017, il vecchio management aveva provato a partecipare al programma di rottamazione delle cartelle suggerito dall’allora governo Gentiloni, ottenendo in luglio il “prestito” in extremis di circa 100 milioni, sufficienti però solo al pagamento della prima rata e di parte della seconda. Il mezzo fallimento dell’operazione aveva riportato il debito verso l’erario a sfiorare il mezzo miliardo (si sarebbe dimezzato al fine del programma di rottamazione). Finito ancora peggio il tentativo ipotizzato nel 2018, visto che Ater non è riuscita a versare nemmeno i 42 milioni della prima rata, i cui termini scadevano il 30 luglio. Il timore concreto è che da un momento all’altro l’ex Equitalia possa provvedere al pignoramento dei conti correnti intestati ad Ater Roma.

L’EMENDAMENTO AD HOC CHE LIQUIDA L’AGENZIA – E adesso cosa succederà? La situazione è piuttosto delicata. Ater ha quasi 1,5 miliardi di debiti e poche decine di milioni di euro fra cassa e conti correnti. Al contrario, i crediti di quasi 700 milioni sono per gran parte verso inquilini morosi e dunque impossibili da cedere a garanzia. Il destino, in realtà, sembra essere stato tracciato dalla Giunta guidata da Nicola Zingaretti e in particolare dall’assessora al Bilancio, Alessandra Sartore, che ha emendato la proposta di legge di bilancio regionale che andrà in discussione a settembre. All’art. 22 bis, infatti, si ridisciplina la “soppressione mediante liquidazione coatta amministrativa degli enti economici”, prevedendo “l’estinzione dei debiti esclusivamente nei limiti delle risorse disponibili” attraverso “la liquidazione del patrimonio dell’ente pubblico economico alienabile sulla base della normativa statale in vigore”.

Il personale, invece, è “trasferito all’ente subentrante” e “mantiene il trattamento economico fondamentale ed accessorio”, così come “l’eventuale patrimonio vincolato all’esercizio delle attività e delle funzioni”. Tradotto, gli alloggi non verrebbero venduti e resterebbero nella disponibilità di questa sorta di “nuova Ater” – così come i 460 dipendenti – di cui ad oggi non si conosce la natura economica (o partecipativa), mentre potrebbero essere ceduti terreni, alloggi non erp, locali commerciali, uffici, box, posti auto e cantine per un valore – secondo l’ultimo bilancio consuntivo applicato – che supera il miliardo di euro. Nei giorni scorsi l’assessore regionale alle Politiche Abitative, Massimiliano Valeriani, ha incontrato diverse volte i tecnici del ministero dello Sviluppo economico. L’obiettivo, secondo quanto si apprende da fonti regionali, è quello di provare a fare un ultimo “tentativo condiviso” a settembre, sebbene gli esiti siano ancora incerti.

IL CONTENZIOSO CON IL COMUNE DI ROMA – Da almeno due anni, Ater sta provando a recuperare contanti attraverso campagne di rientro delle morosità che tuttavia si sono rivelate fallimentari, almeno ai fini di rimessa a posto dei conti dell’agenzia territoriale. Ogni anno l’Ater Roma perde 43 milioni di euro per affitti non pagati da parte dei propri inquilini: ben 7 milioni non versati dagli assegnatari regolari, altri 7 milioni da parte delle famiglie “in attesa di regolarizzazione”, 13 milioni dai senza titolo e 6 milioni dagli utenti irregolari (occupanti, circa 4mila immobili). Eppure, a sentire i difensori delle ultime gestioni, il paventato default sarebbe da imputarsi a un contenzioso da 135 milioni in essere ormai quasi vent’anni con il Comune di Roma, che utilizza come proprie le aree di Parco Sabotino e Mercato Trionfale senza corrispondere compensi all’ente regionale. Soldi che potrebbero di certo aiutare l’agenzia regionale ma che, in fondi, sarebbero i classici “bruscolini” rispetto al debito monstre che affligge il bilancio.