Scambio di colpi tra Pd e M5S sulla sede individuata dal ministero della Giustizia, per ospitare gli uffici del tribunale e della procura di Bari, dichiarato inagibile dopo una perizia tecnica, a causa delle strutture pericolanti. Il ring è l’aula della Camera, dove si sta discutendo la conversione del decreto-legge del 22 giugno 2018 (n. 73), che contiene le misure “urgenti e indifferibili per assicurare il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti e dei processi penali nel periodo necessario a consentire interventi di edilizia giudiziari”, all’edificio.

Il Pd, appoggiandosi a un servizio pubblicato oggi da “la Repubblica”, ha accusato il ministro Alfonso Bonafede di aver scelto incautamente un immobile privato, anziché aver optato per una soluzione diversa, disponibile anche in ambito pubblico. Sull’edificio inoltre pesa l’ombra della collusione mafiosa tra il proprietario Giuseppe Settanni e le cosche. Settanni è “un uomo – ha dichiarato Alessia Morani – che ha prestato centinaia di migliaia di euro al cassiere del clan mafioso Parisi, come riportato oggi dal quotidiano”.

Settanni è anche l’amministratore della Sopraf, società che gestisce l’immobile, acquistato, ha proseguito la Morani, solo qualche mese fa e nel quale “il nostro ministro, mister Wolf – ha detto ancora la deputata Pd – vorrebbe trasferire la sede giudiziaria di Bari. Indubbiamente questo imprenditore è dotato di un grande fiuto, se si è aggiudicato un immobile che costerà all’amministrazione della Giustizia 1.200.000 euro l’anno”.

Durissima la replica della presidente della commissione Giustizia Giulia Sarti (M5S). “Sono sicura che il ministro saprà assumere le sue decisioni con una assunzione di responsabilità diversa da chi fino ad ora se ne era sempre fregato”, dice sostenendo che Bonafede “ha applicato la legge vigente”. Un atteggiamento quello di Sarti, condannato da David Ermini (Pd): “Ha parlato l’avvocato difensore di Bonafede. altro che presidente della Commissione. Vergognoso”.