La massima rievocazione storica di Sulmona è la Giostra Cavalleresca, che affonda le radici nel Rinascimento. Fino al 1600 si teneva due volte l’anno, mentre la sua versione moderna, ripristinata nel 1995, va in scena nell’ultimo weekend di luglio. Previsti scontri tra cavalieri, certo non più cruenti come un tempo. La prima notizia se ne ebbe nel 1484 quando la regina di Napoli Giovanna d’Aragona la citò in una pergamena indirizzata ai responsabili del governo cittadino. E la moglie di Ferdinando II resta la Musa e la Madrina di questo Palio della città dei confetti.

Ogni anno un personaggio più o meno celebre ne riveste i panni. Nel recente passato è toccato nientemeno che a Raffaella Fico; l’anno scorso a Maria Grazia Cucinotta. A chi toccherà incarnarla, quest’anno? Ma a un’altra procacissima showgirl, si intende. Anzi, alla decana del genere. “Sono veramente onorata di impersonare la regina Giovanna D’Aragona il prossimo 29 luglio” ha esclamato Valeria Marini non appena ricevuta l’investitura, per diritto più che divino, carino. La vedremo insomma straripare di gioielli, corona e abito d’epoca mentre dispensa “baci stellari” ai sestrieri e ai borghi in tenzone, per lei, nella terra d’Ovidio. “Puntare su Valeria Marini ci è sembrata la scelta più naturale che potessimo fare in virtù della sua bellezza e della sua notorietà” ha assicurato il presidente della kermesse Maurizio Antonini.

Ma al momento, in verità, sono dilagate solo le polemiche. Colpa della locandina che circola in questi giorni massicciamente a Sulmona, sui muri reali e su quelli Facebook, che ritrae la Valeriona Nazionale in micro-mise “vedo e rivedo” di pizzo, con ampio panorama libero sul fondoschiena, espressione estatica e peccaminosa quanto sa esserlo l’interprete del mancatissimo capolavoro erotico di Bigas Luna del 1996, “La Bambola”. Sullo sfondo gli archi dell’acquedotto medievale e la piazza dove gareggeranno i guerrieri coevi.

No, non è la copertina di un rotocalco di gossip da spiaggia rovente: per molti è un manifesto pubblicitario in odore di trash. Gli storici di qualsiasi orientamento culturale e politico sostengono che le regine, all’epoca, generalmente si abbigliassero ed esprimessero in modo differente. Stordisce anche la miscellanea grafica decisamente e involontariamente vintage. Nel luogo dove Monicelli ambientò “Parenti Serpenti” non si parla d’altro. E c’è addirittura chi propone di boicottare l’evento, vista la sua “profanazione finale”.

Prende le distanze persino il locale assessore alla cultura, Alessandro Bencivenga: “Esorto chi di dovere a rimuovere questa locandina, visto che vi figura anche lo stemma del Comune”. “Questo non è il manifesto ufficiale, è un’altra cosa. E non ci trovo nulla di scandaloso. Prenderemo però in considerazione l’invito dell’assessore” replicano gli organizzatori.

P.s. Alla Giostra Cavalleresca dovrebbe partecipare come ospite speciale pure Josè Van Roy Dalì, il figlio (pare) del grande pittore.

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