In una settimana in Turchia sono state arrestate 1027 persone con l’accusa di minaccia alla sicurezza dello Stato e di collaborazione con il terrorismo. La notizia è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Paese e rilanciata dal ministero degli Interni alla vigilia della fine dello stato d’emergenza. La maggior parte degli arrestati (885) è sospettata di aver legami con la rete golpista di Fethullah Gulen, 88 sono invece finiti in manette con l’accusa di tessere legami con il Pkk curdo. Tra i detenuti vi sono anche 51 presunti collaborazionisti dell’Isis e 3 gruppi illegali di estrema sinistra. Tutti passaporti degli accusati saranno presto annullati. Secondo le stime pubblicate dall’Onu, durante il periodo di stato d’emergenza ci sono stati oltre 160mila arresti.

Il governo Erdogan è stato accusato da molti leader occidentali e dal leader dell’opposizione turca Muharrem Ince di usare il colpo di Stato come scusa per reprimere il dissenso. Secondo questi il Paese starebbe gradualmente ma da tempo entrando in un periodo di restrizione delle libertà. Al contrario per i sostenitori del presidente le nuove misure sono tese a fornire stabilità in un periodo di scontri e grandi turbolenze sociali.

Tra l’altro i poteri di Erdogan sono destinati ad essere ulteriormente incrementati: presto potrà nominare in autonomia ministri e vicepresidenti. Per effetto delle riforme previste dal nuovo decreto legislativo saranno costrette alla chiusura anche 12 associazioni, 3 giornali e un canale televisivo.

L’accusa di collaborazionismo con Fethullah Gulen ha penalizzato negli ultimi due anni migliaia di persone che sono state arrestate o allontanate dal proprio luogo di lavoro, le autorità turche hanno arrestato anche 18.632 impiegati statali tra cui agenti di polizia, soldati e accademici con l’accusa di presunti legami con organizzazioni terroristiche e gruppi che agiscono contro la sicurezza nazionale. Tra questi circa 9mila poliziotti, 6mila tra esponenti di esercito, marina e aeronautica, oltre 1000 dipendenti civili del ministero della Giustizia, 649 dipendenti della gendarmeria e 400 tra lavoratori della Guardia Costiera e accademici. Lo stesso provvedimento reintegra 148 persone che erano state licenziate attraverso precedenti decreti d’emergenza.