Qualche monsignore in vena di battuta, ma poi non troppo, ha così commentato la decisione di Papa Francesco di aprire la strada verso gli altari all’ex sindaco di Firenze Giorgio La Pira: “Ecco l’anti-Salvini”. La Pira è stato infatti il politico cattolico più aperto alle ragioni del mondo arabo. A partire dai primi anni Cinquanta intuì infatti il valore ed il ruolo geopolitico del Mediterraneo come punto strategico della pace mondiale. Iniziò così a intessere una fitta rete di contatti che gli permise nel 1958 di varare i Colloqui Mediterranei per favorire il dialogo tra le tre famiglie  religiose del mare che separa l’Africa dall’Europa: ebrei, cristiani, musulmani. Al contrario di Salvini per La Pira il Mediterraneo e l’Africa erano cruciali per il Vecchio continente. Quindi niente muri, ma ponti.

L’iter per la beatificazione di Pira è stato avviato dall’allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli, compagno di seminario di don Lorenzo Milani, nel 1986. Cioè 32 anni fa. Soltanto ora il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante “le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio La Pira“, primo passo per l’eventuale apertura di un processo di beatificazione e canonizzazione. Ragioni del ritardo? La Pira anche da morto ha continuato ad essere un personaggio scomodo per la Chiesa. Nessuno di là dal Tevere ha mai avuto da ridire sulla santità e ortodossia di La Pira, che già da vivo usufruì dell’appellativo di santo, ma le sue posizioni sociali e politiche erano abbastanza invise in settori importanti del Vaticano della Dc, come in parte ha ricordato di recente lo stesso cardinale di Firenze Giuseppe Betori. L’avvento di papa Francesco e del cardinale Gualtiero Bassetti, figlio politico del lapirismo fiorentino, alla guida della Cei hanno accelerato l’istruttoria per la beatificazione dell’ex sindaco di Firenze. E il fatto che la decisione cada nella fase più acuta del dissidio tra la Chiesa e un pezzo del governo soprattutto sull’immigrazione forse non è del tutto casuale. Ai muri di Salvini si contrappongono i ponti di La Pira.

Nato in Sicilia, a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904, grande amico del poeta Salvatore Quasimodo durante gli anni giovanili trascorsi a Messina, La Pira nel 1925 si trasferisce a Firenze dove si laurea in Diritto romano e negli anni successivi ottiene la cattedra universitaria. Dopo le leggi razziali promulgate nel 1938 dal fascismo, La Pira diventa antifascista e nel  gennaio 1939 inizia curare la pubblicazione di Principî, supplemento di Vita cristiana, in cui dietro un linguaggio ascetico e mistico si avvertiva un’ostilità marcata nei confronti del regime.

Dopo la guerra partecipa ai lavori della Costituente con i giovani dc Amintore Fanfani e Aldo Moro. Si impunta sull’articolo 1 della Costituzione: avrebbe voluto un riferimento esplicito a Dio. Fa parte del governo De Gasperi come sottosegretario al Lavoro nel dicastero Fanfani, ma nel 1951 lascia Roma e si candida a sindaco di Firenze battendo il popolare Mario Fabiani, un comunista riformista. Verrà confermato a Palazzo Vecchio nel 1957, ma ci rimarrà solo per un anno. Da sindaco si batte contro la chiusura di molte aziende fiorentine e viene accusato di comunismo e di statalismo. E lui risponde: “Diecimila disoccupati, 3mila sfrattati, 17mila libretti di povertà. Poi le considerazioni: cosa deve fare il sindaco? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: ‘scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono statalista ma interclassista?”.

Nel frattempo con Giuseppe Dossetti sostiene una posizione neutrale tra Usa e Urss e si batte per l’apertura ai socialisti. Nel marzo del 1961 diviene sindaco di una delle prime giunte di centrosinistra, ma quattro anni dopo viene messo in minoranza dalla Dc di destra con l’appoggio della Curia. Continua nel frattempo a tessere rapporti internazionali per la pace in Vietnam e nell’ottobre 1965 incontra ad Hanoi il leader vietnamita Ho Chi Min. Un viaggio che scuote le diplomazie mondiali. Emarginato nella Dc accetta comunque di dare una mano all’amico Benigno Zaccagnini e nel 1976 viene eletto in Parlamento. Un anno dopo, nel novembre del 1977, muore.

Sindaco “santo” con non pochi proseliti. Mario Primicerio, il suo collaboratore più stretto, attuale presidente della fondazione La Pira, diviene sindaco nel 1965 con l’appoggio della Curia. Quando Walter Veltroni nel 2001 diventa sindaco di Roma a chi gli chiede chi sia il suo riferimento risponde La Pira. E con una tesi su La Pira si è laureato un altro sindaco, Matteo Renzi.