Scoperta un’associazione dedita al traffico internazionale di reperti archeologici. Un gruppo che aveva costruito una rete logistico-operativa tra l’Italia, Spagna e Germania destinata a rivendere entro un sistema di commercio illecito di materiale preso da scavi clandestini. Le indagini hanno portato a 18 arresti in Italia e all’estero da parte dei carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale. Inoltre gli investigatori hanno sequestrato nelle loro case numerosi reperti archeologici, documenti e a Ehningen (Germania) 30mila euro in contanti. Il risultato fa parte di un’inchiesta maggiore denominata ‘Demetra’ cominciata nell’estate del 2014 che ha permesso di recuperare in totale oltre 20mila beni archeologici.

Tra gli arrestati anche il riesino Francesco Lucerna, considerato l’epicentro di un gruppo criminale che da decenni saccheggiava aree archeologiche nissene e agrigentine, vendendo poi i reperti a facoltosi collezionisti nel Nord Italia, che secondo le indagini erano consapevoli della provenienza illecita dei beni. A livello internazionale, l’inchiesta ha accertato che altre persone coinvolte risultavano in collegamento con una holding criminale transnazionale guidata dal mercante d’arte londinese William Thomas Veres. Altri due mandati di arresto europeo sono stati disposti per Veres, un 36enne di Campobasso residente a Barcellona, e per un 61enne di Gela residente a Ehningen.

I reperti venivano presi in consegna dai referenti locali dell’organizzazione e affidati a corrieri che li esportavano clandestinamente in Germania. Giunti a destinazione venivano ripuliti con false attestazioni di provenienza e immessi nel mercato legale dell’arte attraverso case d’asta operanti a Monaco di Baviera.

L’operazione è stata portata avanti dai comandi provinciali dei carabinieri e sono stati oltre 250 i militari impegnati sia in territorio italiano che estero, in collaborazione con gli investigatori della Metropolitan Police di Londra, della polizia criminale del Baden-Württemberg e della Guardia Civil spagnola.

I primi accertamenti dell’inchiesta Demetra avevano consentito di ricostruire il fenomeno della sistematica aggressione al patrimonio archeologico siciliano. Dall’inizio delle indagini i carabinieri del Tpc hanno recuperato oltre 20mila beni archeologici, per un valore di mercato superiore ai 20 milioni euro. “Un’operazione che conferma ancora una volta l’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo ai carabinieri del reparto Tpc, specializzato nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte”, commenta il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Alberto Bonisoli.