Carabinieri che si scagliano contro Osman, il ragazzo ghanese accusato ingiustamente di essere un “terrorista, forse per il colore della sua pelle. Gli stessi carabinieri che avrebbero pronunciato frasi come “ora c’è Salvini, ti dobbiamo fare un culo così”. È un segno dei tempi in cui versa il triste destino dell’Italia governata da Lega-M5S.

È capitato anche a me, femminista intersezionale e dunque attenta a tutte le forme di discriminazione – razzismo, fascismo, sessismo, classismo – di leggere commenti in cui mi dicevano cose tipo “bello vederti rosicare” o “fatti stuprare dai musulmani visto che ti piacciono tanto”. Tutto ciò per aver espresso opinioni in merito al razzismo che fomenta persone che ora, difatti, si sentono sicure di poter dire o fare quel che vogliono “perché c’è Salvini”.

Si respira un senso di impunità per chi tende a discriminare e perseguitare le persone per il loro colore della pelle o per la religione che praticano. Ovviamente Salvini non c’entra affatto. Lui parla solo di legittima difesa e di libero possesso di armi per ferire chi entra in casa d’altri. Un far west de noiantri che, come si sa bene, funge da deterrente per i ladri (davvero?) salvo poi armare la mano di uomini che più facilmente possono mettere fine alla propria vita e alla vita di mogli e figli. Anche quella, d’altro canto, in Italia, viene intesa come legittima difesa. La difesa nei confronti di mogli e figli che osano dire di no al patriarca maschilista di turno.

Poi c’è il branco di italici che brandiscono il pene, letteralmente, come arma per obbligare una madre e una figlia, di nazionalità rumena, a farsi stuprare. “Fate quello che fanno le rumene” urlano, intendendo così che le rumene sarebbero avvezze al sesso orale d’assalto, nei bar o per la via. E qui vorrei capire cosa dicono i leghisti nei confronti di queste inutili e dannose persone. Dove stanno quelli che “castriamoli tutti” (chimicamente, essi dicono)?. Dove stanno quelli che “cacciamoli via dall’Italia”?

Dove si trovano i costruttori di muri a protezione de “le nostre donne“? E già, dimenticavo, queste vittime non sono “nostre” in quanto appartenenti ad una patria differente, sempre che diano importanza a queste faccende da orgoglio nazionalista. E anche qui torna il senso di impunità che deriva da una cultura che legittima la violenza, pur non istigandola – immagino – volutamente. Ma chi può negare che la radice di queste terribili azioni sia razzista oltre che sessista? Chi può negare che gente violenta si senta legittimata a compiere atti terribili contro altri esseri umani per via di una cultura destrorsa che fomenta paura per il diverso e odio per chi viene demonizzato e criminalizzato solo per via della propria nazionalità?

C’è una componente giustificazionista che avalla comportamenti negativi. Questa componente viene propagata sui social, in televisione, ovunque. Basta che un politico distratto dica qualcosa che fomenti la paura per le persone diverse ed ecco che per le strade vedremo violenti che immaginano di poter godere di una qualche forma di impunità culturale. Impunità la cui radice è razzista. Il fatto di parlare di persone migranti come di oggetti che val bene scartare o fare attendere mesi in mare a patire fame e freddo, con relative morti di uomini donne bambini, il fatto di parlarne come fossero tutti criminali agevola persone violente a immaginare che la restaurazione di un regime fascista sia appena avvenuta.

Il fatto di parlare di “Rom” con generalizzazioni e razzismi di fondo agevola le “visite” guidate di giunte che dicevano di voler fare la differenza (grazie, sindaca Raggi). Nessuna presa di distanza da questi fatti violenti. Nessuna parola di solidarietà nei confronti delle due donne rumene sarà espressa. Perché in Italia la violenza viene percepita come tale solo quando l’uomo nero minaccia l’integrità fisica di una donna che appartiene alla patria.

A tutte le donne vorrei dire che i nostri corpi non appartengono a nessuno, tantomeno alla patria. Che abbiamo smesso da tempo di essere usate per trovare ragioni di criminalizzazioni di tutte le persone diverse. Da ciò che ho scritto prima dovremmo altrimenti dedurre che tutti gli italiani sono razzisti e che tutti gli italiani sono inclini alla violenza di genere.

Si parla perciò di leggi non scritte. La violenza di genere, quella femminicida, omofobica, transofoba, sono giustificate come fossero parte della radice culturale di un paese in cui reazionari dicono di voler restaurare regimi anche peggiori di quello fascista. E se la cultura offre appigli affinché tali delitti vengano giustificati ecco perché abbiamo difficoltà a prevenire. Cambiare la cultura è importante. Solo così potremo prevenire violenze già scritte. L’aggressione alle donne come ai migranti non ha alcuna giustificazione. Dovremmo lavorare affinché tutt* capiscano questo semplicissimo concetto. Io lo faccio. Fatelo anche voi.

Ps: Giusto per raccontare quello che succede in Europa ecco l’appello dei Medici Senza Frontiere.

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