“Rattristati dalla morte di 100 vite umane al largo delle coste della Libia, a Tajoura“. Il tweet dell’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, annuncia che solo 16 delle persone a bordo del gommone affondato a est di Tripoli sono sopravvissute.  Tra le vittime, anche tre bambini. Avevano “meno di un anno e mezzo”, fa sapere la Guardia costiera libica. “Trenta donne e 70 uomini sono morti dopo aver nuotato per un’ora prima che arrivassero i soccorsi”, scrive l’Unhcr. Il naufragio è avvenuto sei chilometri al largo delle coste libiche.

Le prime informazioni erano arrivate dal portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, che aveva riferito di 120 persone disperse in mare. “Le squadre dell’Unhcr hanno assistito 16 sopravvissuti dopo lo sbarco con aiuti medici e umanitari“, si legge ancora nel tweet dell’agenzia Onu. Secondo le parole dei sopravvissuti, l’imbarcazione era partita all’alba dalla città costiera di Garaboulli, a circa 50 km da Tripoli. Qualche ora più tardi, a bordo si sarebbe verificata un’esplosione e il motore avrebbe preso fuoco. Il gommone avrebbe iniziato a imbarcare acqua e alcuni migranti avrebbero cercato di tenersi aggrappati al gommone o alle taniche del carburante cadute in mare. Secondo la guardia costiera, sono stati alcuni pescatori ad avvistare i naufraghi e a dare l’allarme. Un naufrago yemenita ha riferito che a bordo c’erano “20 donne e 10 bambini” e che a naufragare è stata “una barca di legno rovesciatasi perché vecchia”.

“Con 220 persone morte annegate la settimana scorsa si è registrato il maggior numero di morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. Tutte tragedie evitabili“, scrive Medici senza Frontiere in un appello lanciato ai governi europei che “hanno bloccato le operazioni di ricerca e soccorso in mare delle ong, consegnando la responsabilità dei soccorsi alla guardia costiera libica“. “I governi europei – scrive Msf – stanno finanziando, formando ed equipaggiando la guardia costiera libica per intercettare barche alla deriva e rispedire le persone a bordo in Libia dove vengono detenute in condizioni disumane. In uno sviluppo senza precedenti, circa 2mila persone sono state rispedite in Libia durante lo scorso fine settimana. All’arrivo sono stati condotti in centri di detenzione arbitraria senza alcun processo legale“, sottolinea la ong.

Dopo Malta – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, parlando prima a Circo Massimo su Radio Capital e poi al Festival del Lavoro a Milano, ha invece ribadito l’intransigenza del governo italiano: “Ho sentito il ministro delle Infrastrutture (Danilo Toninelli, ndr) ed emaneremo una circolare che chiude i porti non solo allo sbarco ma anche alle attività di rifornimento alle navi ong, che sono indesiderate in Italia”. La mossa segue quella del governo di La Valletta, che d’ora in poi non farà entrare nei suoi porti nessuna imbarcazione appartenente a un ente no profit. “Ora ci sono due navi davanti alla Libia di Proactiva Open Arms – ha aggiunto Salvini parlando in radio – chiedo che oggi stesso pubblichino l’elenco dei finanziatori“. Loro e le altre ong, ha detto, “fanno politica, mi danno del razzista e del fascista ma,come dicono i militari italiani e libici, aiutano gli scafisti“. Le navi delle Ong “non vedranno più l’Italia se non in cartolina“, ha concluso.

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