Ha deciso di prendere la parola per dichiarazioni spontanee dopo l’arringa dei suoi avvocati. Ed ha pianto: “Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto con voce rotta dalla commozione – Io ho dato tutto per quella banca”. Denis Verdini è scoppiato in lacrime nell’aula del tribunale di Firenze dove è in corso il processo d’appello per il crac dell’ex Credito cooperativo fiorentino, per il quale l’ex parlamentare è stato condannato in primo grado a 9 anni (7 anni per la bancarotta e 2 per la truffa).

Secondo il collegio dei giudici del Tribunale di Firenze presieduto da Mario Profeta, la gestione della banca è “risultata imprudente quanto ambiziosa, seguita dalla consapevolezza, maturata dapprima dal senatore di Ala e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management – scrissero nelle motivazioni della sentenza – di un imminente disastro, ormai inevitabile e reso poi palese dall’ispezione della Banca d’Italia del 2010″.

Il “danno – scrissero – è stato enorme…” e “non si può certo partire dai minimi edittali, salvo porre sullo stesso piano l’amministrazione di una società che distrae la macchina aziendale, percepisce illecitamente compensi, ruba la cassa e crea un danno di poche migliaia di euro e chi, invece, ha posto in essere le condotte precedentemente esposte”.

Secondo l’ex senatore di Ala, invece, la gestione della banca descritta dall’accusa ed evidentemente anche dai giudici di primo grado, a suo avviso, “nega la storia di una comunità, che ho creato con forza, passione e dedizione”. “Ho preso le ceneri di una piccola banca – ha aggiunto – e l’ho fatta sviluppare, trasformandola in una comunità”. Verdini ha quindi sottolineato come “persone con cui sono nato e cresciuto, e che sono morte prematuramente, in questo processo sono state sbatacchiate dagli eventi”.

Nel corso dell’udienza di oggi in difesa di Verdini hanno parlato gli avvocati Ester Molinaro e Franco Coppi, che hanno chiesto per lui la piena assoluzione da tutti i fatti contestati. La prossima udienza, per eventuali repliche, il 3 luglio prossimo. Poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.

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