Più o meno è come scommettere che chi risparmia 100 euro di tasse decida, per festeggiare, di spenderne 250. E li usi per comprare non uno smartphone cinese ma una borsa made in Italy. O che un’impresa straniera decida di venire a produrre in Italia perché è diminuita l’Ires, nonostante la burocrazia, il sistema bancario debole e gli altri difetti atavici che Bruxelles puntualmente ci contesta e nonostante in Irlanda la tassazione resti comunque più conveniente. Le probabilità di vincita, secondo gli economisti interpellati dal fattoquotidiano.it, sono poche. I precedenti non fanno ben sperare: nella storia non c’è traccia di un taglio fiscale (flat tax o dual tax che dir si voglia) della portata di quello previsto dal contratto di governo Lega-M5s che, a parità di altre condizioni, abbia fatto aumentare il pil senza creare un buco nei conti pubblici.

“Perché il taglio si ripaghi dovrebbe avere un effetto inaudito sul pil” – “Applicare la cosiddetta flat tax a famiglie e imprese costerebbe 50-60 miliardi“, premette Roberto Perotti, ordinario di economia politica all’università Bocconi ed ex consigliere del governo Renzi per la revisione della spesa (fino alle dimissioni in polemica con l’ex premier). Per valutare se ne valga la pena basta fare qualche calcolo: “Perché faccia crescere il Paese senza aprire un buco nei conti, dovrebbe fare aumentare il pil di almeno 120 miliardi. Vale a dire che ogni euro di tasse risparmiate dal contribuente dovrebbe tradursi in 2,5 euro di consumi aggiuntivi. Un moltiplicatore del genere è inaudito“. “Sicuramente un effetto sui consumi ci sarebbe”, aggiunge Massimo Baldini, che insegna Scienza delle Finanza all’università di Modena e Reggio Emilia, “ma in che misura si tratterà di consumi di beni importati? Visto che siamo un’economia aperta, questo dipende dalla capacità dell’industria nazionale di produrre i beni che le famiglie vogliono. La nostra struttura produttiva, soprattutto in alcune zone, non è in grado di farlo, e dubito che sia capace di rinnovarsi in maniera rapida”. Risultato: la spesa aggiuntiva rischia di andare soprattutto a vantaggio dei partner Ue – si pensi all’industria tedesca dell’auto – o dei grandi produttori asiatici e statunitensi di elettronica e beni di consumo.

Flat tax, ‘senza coperture pochi effetti su investimenti e consumi’. I precedenti dagli Usa di Reagan alla Russia di Putin

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Reddito di inclusione, si amplia la platea: via i requisiti familiari. Inps: “Lo avranno 700mila nuclei, ancora pochi”

prev
Articolo Successivo

Migranti, Def: “Costi per l’Italia verso i 5 miliardi l’anno. Nel lungo periodo gli immigrati regolari riducono il debito/pil”

next