È una collezione di figurine diverse, l’album degli uomini prima che indossino la divisa sociale”. Lo spiega Carlo Ancellotti, neo allenatore del Napoli, nella prefazione al libro Demoni (Vallardi) scritto da Alessandro Alciato. Tredici capitoli per tredici protagonisti del mondo del calcio a cui la vita ha dato tantissimo, ma anche sottratto qualcosina. Depressione, razzismo, tragedie personali ed eventi naturali come un terremoto, uno stalker folle dietro l’angolo di casa o una barca nel Mediterraneo zeppa di migranti alla ricerca di un futuro.

Si parte da quel “Negro, negro schifoso, negro di merda”, ovvero Mario Balotelli seduto in un bar a Ponte Milvio assieme ad alcuni compagni di squadra che in una pausa dagli allenamenti dell’under 21 si vede avvicinare da due tizi in moto. Prima le solite offese e poi un casco di banane lanciato addosso ma che finisce contro la cameriera. Eccolo il calvario del ragazzino africano che parla italiano, che quando scompare una merendina dagli zaini a scuola è sempre il primo sospettato. “Solo il tempo metterà a posto le cose. Se un uomo di settant’anni è razzista, morirà razzista”, spiega Balotelli nel libro. “Il cambiamento è in mano alle nuove generazioni; ai nostri figli bisogna insegnare che siamo tutti uguali, nonostante le diversità apparenti”. Poi arriva l’età adulta, quella che non dovrebbe più riservare sorprese invece per lui bambino di origine ghanese preso in affido fin da piccolo da una famiglia di Concisio (Brescia) ecco il battezzo del campo da calcio: “Durante Juventus-Inter del 2009 me ne hanno dette di tutti i colori, volendo fare una battuta direi che il colore di riferimento era proprio il nero, anche se non è che mi venga voglia di ridere, pensandoci. Scimmia. Negro. Torna in Africa. I buu. Mi vomitavano addosso di tutto dalle tribune ma, a dire la verità, in campo non avevo fatto troppo caso a ciò che stava accadendo”.