Arriva per tutti la notte. Il buio. Quando spegni la luce, il mondo scompare e tu ti trovi davanti a te stesso. Senza difese e senza riparo. Solo.

Arriva anche al numero 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington.
Là dove c’è la stanza da letto dell’uomo più potente della terra. Ma non ci sono guardie del corpo che possano proteggere oggi Donald Trump. Non ci sono vetri blindati abbastanza spessi per proteggerlo stanotte da un intruso che supera ogni barriera: la propria coscienza.

Perché forse ne ha una perfino Trump. E stanotte, speriamo, lo tormenterà. Perché lei, Mr. Trump, oggi è responsabile della morte di decine di palestinesi. Del ferimento di migliaia di persone.
Lei che ha voluto trasferire la sua ambasciata a Gerusalemme sapendo che firmare era come premere il grilletto e sparare. Lei ha ucciso con una penna e l’inchiostro.

Chissà se salirà nei sondaggi, se guadagnerà consenso, se magari sarà rieletto. Nulla cancellerà queste morti che lei ha provocato.

Decidere la vita e la morte, forse questo la fa sentire potente. Spargere odio, come semi malvagi sulla terra che daranno terribili frutti in Medio Oriente, Israele, nelle strade delle nostre città d’Europa. Moriremo noi, persone comuni, non lei protetto da vetri spessi e corazze blindate.

Mentre lei stanotte va a dormire, altri giacciono sui tavoli gelidi di un obitorio. Nella polvere di una strada.

Ma, se non è stanotte, presto o tardi arriverà perfino per lei il senso di colpa. Il tormento. Il suo nome sparirà dai libri di storia, la colpa no. Lei ha ucciso.

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