Il giorno in cui lo Stato di Israele festeggia i 70 anni dalla sua nascita è il giorno scelto dagli Usa per aprire l’ambasciata Usa a Gerusalemme su decisione di Donald Trump. Un evento che ha ulteriormente innalzato la tensione nell’area, poi esplosa con gli scontri di queste ore. Sono 59 i palestinesi uccisi – tra cui almeno sei minori, come riferisce Amnesty International – e circa 2800 i feriti nella guerriglia al confine tra Israele e Palestina. Lo riporta il portavoce del ministero della Sanità del governo di Gaza, Ashraf al-Qudra. Dall’altra parte il portavoce di Tel Aviv fa sapere che “l’esercito si sta misurando” lungo il confine con Gaza con “diecimila dimostranti violenti, e altre migliaia sono disposti nelle loro immediate vicinanze, in dieci punti di attrito. Hamas – prosegue il portavoce israeliano – sta guidando un’operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare. Cercherà di compiere attentati e di realizzare infiltrazioni di massa in Israele”. Di conseguenza l’area limitrofa a Gaza è stata proclamata “zona militare chiusa“. Da quanto si apprende, gli scontri si sono avviati alla conclusione, perché alcuni gruppi di dimostranti stanno abbandonando la zona di confine con Israele e stanno rientrando nelle città di Gaza con autobus messi a loro disposizione da Hamas.

La risposta dell’esercito israeliano
“Chiunque si avvicini alla barriera tra Gaza ed Israele viene considerato un terrorista” ha detto Naftali Bennett, il ministro dell’Istruzione israeliana, in un’intervista radiofonica, commentando l’operato dell’esercito israeliano che sta aprendo il fuoco contro le decine di migliaia di palestinesi che stanno protestando contro l’apertura dell’ambasciata Usa. In una dichiarazione l’esercito israeliano ha affermato che “sta rispondendo con mezzi ed uso di armi da fuoco per disperdere rivolte e che sta operando secondo le procedure standard” nel rispondere ai “rivoltosi”. I caccia israeliani hanno lanciato anche dei volantini che recitano: “State prendendo parte a rivolte violente che mettono a rischio le vostre vite, salvatevi e mettete al primo posto la costruzione del vostro futuro”, secondo quanto riporta il Guardian. “Non lasciatevi usare cinicamente come dei burattini da Hamas”, continua il testo del volantino, che si conclude così: “State lontani dalla barriera di sicurezza”. Fonti locali sostengono anche che un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel nord della Striscia. L’attacco è stato poi confermato dallo stesso esercito del Paese ebraico, che afferma di aver bombardato cinque obiettivi terroristi in una struttura militare d’addestramento appartenente ad Hamas. “Il raid è stato condotto in risposta alle azioni violente delle ultime ore”, hanno dichiarato i militari.

Inaugurazione con Ivanka Trump e Jared Kushner
All’inaugurazione della nuova ambasciata – la cui apertura è stata condannata dall’Onu – non è presente Trump in persona. Washington ha mandato una delegazione presidenziale, della quale fanno parte tra gli altri Ivanka Trump e Jared Kushner, figlia e genero del presidente americano. Con loro il vice-segretario di Stato Usa John Sullivan e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Alla cerimonia, cominciata alle 16 ora locale (le 15 in Italia), hanno preso parte centinaia di dignitari di Usa e Israele; 800 gli ospiti in totale.

L’esercito israeliano ha praticamente raddoppiato i suoi soldati anche intorno all’enclave e in Cisgiordania, territorio palestinese occupato da Israele dove sono annunciate proteste. A Gerusalemme sono mobilitati un migliaio di poliziotti israeliani per garantire la sicurezza della cerimonia. La nuova ambasciata, infatti, sarà provvisoriamente ospitata nei locali del consolato americano, in attesa della costruzione di un edificio ad hoc. L’inaugurazione segue il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte di Trump, avvenuto lo scorso 6 dicembre, e giunge in un periodo di alta tensione regionale. La scorsa settimana Trump ha annunciato il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano; e due giorni dopo Israele ha colpito decine di obiettivi iraniani in Siria, in risposta ai presunti razzi lanciati dall’Iran nelle Alture del Golan.

Il capo di Al Qaeda Al-Zawahiri chiama alla jihad
L’amministrazione Trump ha promesso di riavviare il processo di pace in Medioriente, ma la scelta di trasferire l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme ha infiammato gli animi. E domenica il capo di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha diffuso un video-messaggio in cui chiama alla jihad contro il trasferimento dell’ambasciata Usa, affermando che questa decisione è una prova del fatto che i negoziati e la riconciliazione sono falliti. Un appello riformulato oggi: spostando l’ambasciata Usa a Gerusalemme, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “ha svelato il vero volto della moderna crociata. Con lui non funziona la pacificazione ma solo la resistenza tramite il jihad“.

Netanyahu a Trump: “Grazie per aver mantenuto la promessa”
“Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa”, ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la cerimonia. “Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa”, ha aggiunto rivolgendosi alla delegazione Usa e al presidente Trump. “Ricordate questo momento, questa è storia. Il Paese più potente del mondo oggi ha aperto a Gerusalemme la sua ambasciata. Eravamo a Gerusalemme e – ha proseguito tra gli applausi – siamo qui per restarci”. È stato un discorso appassionato quello di Netanyahu, anche di carattere personale. Il premier ha ricordato che il rione dove viene ora aperta l’ambasciata degli Stati Uniti in passato era pressoché disabitato perché molto vicino alla linea di cessate il fuoco con la Giordania. “Io avevo tre anni, mio fratello Yoni ne aveva sei. Quando andavamo nei campi, mia madre ci diceva di fare attenzione perché potevano esserci cecchini o esplosivi. Questo avveniva allora – ha proseguito il premier – mentre oggi viene qui aperta l’ambasciata del Paese più potente al mondo. Che grande differenza”. Netanyahu ha poi concluso così il suo discorso: “Questo è un gran giorno per la pace. La pace e la verità sono connesse. Non si può edificare la pace se non sulla base della verità. E la verità è che Gerusalemme è la capitale di Israele”.

Le reazioni internazionali
“Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo durante una protesta nella più grande prigione a cielo aperto. Nel frattempo, Trump celebra il trasferimento illegale dell’ambasciata Usa ed i suoi collaboratori arabi cercano di distogliere l’attenzione” scrive il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif su Twitter. Anche la Turchia commenta duramente: “L’amministrazione americana è responsabile tanto quanto Israele di questo massacro”, ha detto il portavoce Bekir Bozdag, aggiungendo che gli incidenti sono stati causati da “decisioni ingiuste e illegali”. E il ministero degli Esteri del Qatar chiede attraverso una nota – diffusa dall’agenzia stampa Qna – l’intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il ruolo di Gerusalemme nei negoziati di pace
I festeggiamenti in Israele sono cominciati già domenica, quando in migliaia hanno marciato per le strade di Gerusalemme – alcuni sventolando bandiere Usa – per celebrare il ‘Jerusalem Day’, cioè la festività annuale di quella che lo Stato ebraico definisce la “riunificazione” della città a seguito della Guerra dei sei giorni del 1967. Israele occupò la Cisgiordania e Gerusalemme Est nel 1967 e successivamente annesse la parte della città con una mossa mai riconosciuta dalla comunità internazionale. I palestinesi, invece, martedì commemorano la ‘Nakba’, cioè la ‘catastrofe’ che per loro ha rappresentato la proclamazione di Israele, con l’esodo di oltre 700mila palestinesi fuggiti o espulsi dalle terre un tempo di loro proprietà. Ma le tensioni fra Israele e Palestina sono aumentate già dal 30 marzo, quando la Striscia di Gaza è diventata teatro della cosiddetta “Grande marcia del ritorno, la manifestazione lanciata da Hamas per ottenere il ‘diritto al ritorno’ dei rifugiati. Nella disputa fra i due Paesi la comunità internazionale si è sempre espressa a favore dei negoziati di pace. Ma Trump, con la dichiarazione di Gerusalemme come capitale di Israele, ha di fatto rotto questa tradizione. Il tycoon sostiene che la sua decisione rende più vicina la pace perché toglie il “tema Gerusalemme” dal tavolo delle trattative. Molti hanno sottolineato invece che in cambio di questa concessione lo Stato ebraico non ha offerto nulla in cambio.