La procura di Palermo voleva arrestare Maurizio Zamparini. Ma il gip Fabrizio Anfuso ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata nelle scorse settimane per il patron del Palermo calcio, indagato ormai da un anno per riciclaggio e autoriciclaggio, appropriazione indebita, falso in bilancio e per una serie di violazioni fiscali. Per il giudice non sussisterebbero le condizioni che la legge impone per la disposizione delle misure cautelari. A incidere sulla decisione del gip è stata sicuramente la decisione di Zamparini di dimettersi dal consiglio d’amministrazione della società rosanero, mossa che avrebbe fatto venir meno sia il rischio di inquinamento delle prove, che quello di reiterazione del reato.

La richiesta dei pm è stata respinta anche nei confronti del commercialista Anastasio Morosi, accusato di favoreggiamento, e della segretaria del gruppo imprenditoriale di Zamparini, Alessandra Bonometti. L’indagine ruota attorno alla cessione per 40 milioni della Merchandising Palermo, nata per la commercializzazione i prodotti a marchio “Palermo Calcio”, a una società con sede in Lussemburgo, la Alyssa, che sarebbe comunque sempre riconducibile a Zamparini. Secondo la procura il valore del marchio sarebbe stato nettamente inferiore e la sopravvalutazione avrebbe consentito di creare una sorta di riserva monetaria poi reimpiegata per ripianare il bilancio in rosso di 27 milioni di euro dell’Unione Sportiva Città di Palermo. Secondo i pm, peraltro, l’operazione di cessione sarebbe stata fittizia visto che la Alyssa di fatto era della famiglia Zamparini. Contestualmente all’indagine penale, che comunque va avanti e a breve dovrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura aveva chiesto il fallimento della società calcistica. L’istanza è stata però respinta dal giudice fallimentare.

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