“Non bisogna pensare alla mafia come si faceva 26 anni fa, quando ci furono le stragi di via d’Amelio e di Capaci. La mafia è cambiata, e per comprenderla al meglio dobbiamo cambiare anche noi”. A dirlo è Don Ciotti, a Cinisi, davanti al casolare in cui Gaetano Badalamenti fece portare il corpo di Peppino Impastato prima di inscenare il finto suicidio sui binari. “Quel ragazzo – ha continuato il fondatore di Libera – oggi vive nei cuori delle migliaia di ragazzi e studenti che non lo dimenticano e che nell’anniversario della morte lo abbracciano rilanciando il suo messaggio di ribellione”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Pompei, le sorprese non finiscono mai: l’ultima scoperta è il calco di un cavallo adulto

next
Articolo Successivo

Roma, a Tor Bella Monaca il Bronx dei bus. Gli autisti: “Spari, dirottamenti, blocchi stradali. Protesti? Ti puntano la pistola”

next