Sono le 20.40, il tramonto inizia a venare di rosso il cielo azzurro su uno dei lungo mare più belli al mondo, quando dal mare a bordo di un gommone, con tre sosia incappucciati, arriva Liberato per salire sul palco del suo primo concerto a Napoli. Ad aspettarlo ci sono 20.000 anime venute da ogni parte d’Italia per assistere a un evento destinato a essere ricordato, anche se è rimasto deluso chi sperava di conoscere l’identità dell’anonimo artista napoletano.

Un pubblico trasversale, per età e ceto sociale, ha risposto all’annuncio che l’artista ha fatto lo scorso 3 maggio sulla propria pagina facebook. In sei giorni, con il solo passaparola, Liberato è stato capace di radunare migliaia di ragazzi. E la cosa più assurda è che ha realizzato tutto questo apparentemente senza un’etichetta discografica e un ufficio stampa, avendo pubblicato solo sei canzoni accompagnate da altrettanti video di Francesco Lettieri. Video che hanno raggiunto in breve tempo milioni di visualizzazioni.

Senza aver un album e con solo mezz’ora di musica Liberato è diventato un caso nazionale. E lo show anticipato da un dj set non poteva durare di più: sul palco i 4 Liberato hanno cantato le sei hit web iniziando ovviamente con il brano che l’ha fatto conoscere e che ha deciso anche la data del concerto, “Nove maggio”. Liberato ha anche omaggiato Pino Daniele accennando “Quanno chiove” e il set si è chiuso sulle note di “Tu t’e scurdat’ ‘e me.” Liberato ‘è figlio’ di Nino D’Angelo e degli Almamegretta e come le anime migranti negli anni ’90 mescolavano il dub con il suono e il linguaggio della sirena Partenope, oggi Liberato fa musica elettronica (con)fondendo la melodia e la lingua napoletana con i suoni trap dell’ultima ora.

Ma se togliessimo l’anonimato e i video di Lettieri cosa resterebbe di Liberato? Testi fin troppo semplici su melodie orecchiabili. Ma sarebbe un errore giudicarlo solo per la musica. Il progetto Liberato è inscindibile da tutto il resto, perché oggi la musica piaccia o non piaccia è anche e soprattutto marketing. La musica è passata in secondo piano e spesso risulta inversamente proporzionale all’immagine.

Ieri, arrivati alla rotonda Diaz, poteva venire in mente un altro concerto che ha segnato la storia musicale della città. Il 27 settembre del 1995 gli Almamegretta fecero la presentazione live del disco Sanacore, al porto di Napoli davanti a migliaia di ragazzi. Sono passati venti anni ma per certi aspetti sembrano passati dei secoli. In quegli anni c’era un impegno sociale e politico nella musica che oggi non esiste più: la musica era suonata, internet non era ancora così diffuso e i social non esistevano. Tutto è cambiato. Ogni epoca ha il suo artista ma una cosa è certa Napoli continua a essere una delle capitali musicali d’Italia.

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