Un presidente del Consiglio che non sia né Matteo SalviniLuigi Di Maio, anzi da “scegliere insieme”. Un governo che segua una linea di programma che passi da reddito di cittadinanza, legge Fornero e una legge anticorruzione. Un esecutivo del quale non faccia parte Silvio Berlusconi. E’ l’ultima mossa di Luigi Di Maio. Il capo politico del Movimento Cinque Stelle prova a tentare un’ultima volta Salvini, facendo come lui un passo indietro, rinunciando alla pretesa di fare il presidente del Consiglio. Accade a meno di 24 ore dal quinto giro di consultazioni tra quelle al Quirinale e i mandati esplorativi dei presidenti delle Camere. Si gioca insomma l’ultima azione di una partita lunga oltre due mesi, alla quale partecipano con le dichiarazioni pubbliche i leader e ancor di più i pontieri di Cinquestelle e leghisti che si stanno dando un gran daffare con l’obiettivo di evitare il cosiddetto governo del presidente al quale il presidente Sergio Mattarella è pronto a ricorrere se i partiti, nei colloqui di domani, ripeteranno il loro stanco copione senza evoluzione. Ora dopo l’ultima mossa di Di Maio si attende quella di Matteo Salvini che stasera all’ora di cena incontrerà Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni in un vertice a Palazzo Grazioli.

Di Maio, a In Mezz’Ora, intervistato da Lucia Annunziata, disegna la cornice del possibile accordo. E sfida Salvini sul piano delle “cose da fare” che ricorre spesso nella narrazione dei due giovani leader a capo dei partiti premiati dalle Politiche del 4 marzo. “Se l’obiettivo come abbiamo sempre detto è quello di realizzare i fatti allora – dice Di Maio – io sono sicuro che con chi ha a cuore la gente allora una soluzione la dobbiamo trovare, soprattutto se il rischio è che arrivi un altro algido governo tecnico” che “non avrebbe connessione con il Paese”. Che il capo del governo sia della Lega o del M5s è “l’ultimo dei problemi”. Anche un tecnico? “Purché sia una personalità in grado di gradire e comprendere il momento storico: questa è la differenza con i tecnici”. Se poi il centrodestra non ci starà, se la Lega resterà fedele fino all’ultimo all’alleanza elettorale, nuove elezioni, ribadisce Di Maio: “Come si vede anche dai sondaggi, il M5s non avrebbe nessun problema a tornare al voto. Ho cercato in tutti questi sessanta giorni di capitalizzare al meglio gli 11 milioni di voti ricevuti per risolvere problemi”. Per Di Maio “si può votare a fine giugno o inizio luglio“. Ipotesi che il Quirinale, come noto, ha scartato da tempo.

Resta, come un macigno in mezzo alla strada, il problema di Silvio Berlusconi. Ci sarà da capire cosa uscirà dal confronto a tre di stasera a casa sua. Ma Di Maio insiste: “Io faccio un passo indietro, Salvini fa un passo indietro, ma c’è un altro che deve fare un passo indietro” e il riferimento è all’ex presidente del Consiglio. E’ proprio il “tema del centrodestra”, ragiona Di Maio, la ragione per cui il M5s finora non ha mollato sulla presidenza del Consiglio: “L’impuntatura su Luigi Di Maio premier non c’è mai stata”, aggiunge, piuttosto “la mia persona rappresentava un argine a non mollare il presidente del consiglio dei ministri a tutto il centrodestra, anche a persone che non eravamo disposti a mettere nella compagine di governo come Berlusconi”.

Il no Di Maio lo dice al governo del presidente “che non voteremmo”, ma d’altra parte secondo il capo politico del M5s comunque “non ci sono i numeri, perché il M5s non c’è e a quello che sento non c’è neanche la Lega“. Quanto alla eventuale vacatio di un governo, Di Maio assicura (e rassicura il Colle) che visto che “l’esercizio provvisorio è da scongiurare assolutamente”, qualsiasi sarà l’esecutivo in carica, il M5s collaborerà. “Il Parlamento sta lavorando nella commissione speciale: il governo ha presentato il Def, che analizzeremo come Parlamento. Ora bisogna fissare con una legge quello che prevediamo nel Parlamento e questo si può fare con un decreto legge ‘manovrina’ sia a luglio, sia a settembre per votare a ottobre per scongiurare l’aumento dell’Iva. C’è l’impegno del M5s di tenere i conti in ordine”. Segnali significativi, di profilo istituzionale, mandati sia verso il Quirinale (“noi sul presidente non facciamo pressione perché è figura di garanzia”) sia indirettamente verso i cosiddetti mercati. E l’uscita di Grillo sul referendum sull’euro, allora? “Chi lo conosce – risponde Di Maio – sa che Beppe Grillo è uno spirito libero: la linea sull’Euro e sull’Europa è andare al governo e cambiare i trattati. Se il M5s viene escluso dal governo e messo in disparte, è chiaro che si presentano alcune istanze con altri strumenti di democrazia diretta o iperdiretta. Se la democrazia rappresentativa fallisce dicendo al M5s di andare fuori dovremo inventarci qualche altra cosa” e “continueremo a chiedere strumenti di democrazia diretta”.