I partiti “vincitori” del 4 marzo non sembrano logorati per niente dalle trattative di governo. A due mesi dalle Politiche Lega e M5s non fanno altro che aumentare i loro consensi nei sondaggi, lasciando il segno meno a tutte le altre forze politiche. Secondo un sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera i numeri del Carroccio sono particolarmente significativi: farebbe un salto di quasi 4 punti, dal 17,4 trovato nelle urne al 21,2. I Cinquestelle sarebbero tutt’altro che in crisi come il voto regionale del Friuli Venezia Giulia potrebbe suggerire: dal 32,7 fanno un altro progresso corposo di un punto percentuale, fino al 33,7. Certo, bisogna mettersi l’animo in pace: se si tornasse alle elezioni domani il risultato sarebbe sempre lo stesso, vale a dire nessuna maggioranza e necessità di un accordo tra schieramenti diversi, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sta invitando a fare ormai da 60 giorni.

Come ha indicato un’analisi di YouTrend nuove elezioni non si traduce affatto con “ballottaggio di fatto perché – per via della disposizione geografica del voto – al centrodestra servirebbe raggiungere il 42 per cento e al M5s almeno il 41. Una sfida meno proibitiva di quanto sembra per la coalizione composta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che secondo il sondaggio dell’istituto guidato da Nando Pagnoncelli vale oggi il 39 per cento.

Nel centrodestra l’unico partito ad aumentare – di parecchio – il proprio bacino elettorale potenziale è la Lega, come detto. Gli altri sono in tendenza opposta: Forza Italia perde quasi l’1 (dal 14 al 13,1), Fratelli d’Italia lo 0,7 (è al 3,6), i centristi di Noi con l’Italia lo 0,4 (e scende sotto l’1, allo 0,9). Nel paesaggio frastagliato del centrosinistra, invece, non c’è distinzione: sono tutti in fase depressiva. A partire dal partito più grande, il Pd, che dal 18,7 – già misero – scende al 18,3. Un calo lieve, ma significativo poiché i sondaggi segnalano tendenze più che dare misure certe sulle dimensioni di un’opinione o di un’intenzione. E quindi il periodo nero dei democratici non è finito con le elezioni politiche. Flessione per tutti gli altri del centrosinistra: PiùEuropa è al 2,2 (meno 0,4 rispetto al 4 marzo), Liberi e Uguali al 2,8 (meno 0,6), tutti gli altri messi insieme (socialisti, Verdi, centristi, prodiani) non valgono più dell’1. Fa effetto considerare che tutta l’area del centrosinistra (mettendo insieme Pd, Leu e tutti gli altri) non è più grande del 23 per cento.

Queste tendenze sono confermate anche dagli indici di gradimento per i leader, soprattutto se visti sul lungo periodo. Chi raccoglie più fiducia, oggi, è Matteo Salvini che raggiunge il 44 per cento delle citazioni nelle rilevazioni di Ipsos: nel luglio 2017 era al 34. La seconda prestazione migliore in questo lasso di tempo è Luigi Di Maio che passa dal 31 al 37 per cento. Viceversa si registra il crollo per Matteo Renzi che in meno di un anno passa dal 29 al 15, in coda alla classifica, dopo i presidenti delle Camere, la Meloni, perfino Berlusconi. Ma la vera sorpresa, in questa analisi, è chi si trova al secondo posto dietro (di poco) a Salvini e davanti a Di Maio: è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che non vede intaccato neanche di un centesimo il suo indice di gradimento espresso dal 43 per cento degli intervistati, lo stesso di luglio. Come dire che il silenzio paga.