“Li ho pagati di tasca mia“, ha sempre dichiarato Michael Cohen, l’avvocato personale di Donald Trump, in riferimento ai 130mila dollari girati alla pornostar Stormy Daniels per non rivelare la sua presunta relazione con il tycoon avvenuta tra il 2005 e il 2006. “Non ne so nulla“, si è sempre difeso il presidente. Ma ora Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e ora componente della squadra legale del presidente, ha raccontato un’altra versione della vicenda: “Erano soldi pagati dal suo avvocato, Trump li ha rimborsati nell’arco di diversi mesi”, ha dichiarato Giuliani a Fox News. Versione – ora confermata dallo stesso Trump in tre tweet – che dimostra che il presidente degli Stati Uniti d’America ha mentito.

Perché questa rivelazione? L’obiettivo di Giuliani è quello di sgombrare il campo dai sospetti sui finanziamenti ricevuti da Trump per la sua campagna presidenziale. All’inizio di aprile, infatti, l’Fbi ha perquisito gli uffici, l’abitazione privata e una camera d’albergo dove risiede Michael Cohen. Il provvedimento è stato deciso dopo una comunicazione tra Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sul Russiagate, e i giudici federali di New York. Alla base della perquisizione l’ipotesi di un illecito scovato dagli uomini di Mueller durante la loro indagine. Quale? Secondo la stampa Usa, si tratta del pagamento segreto a Stephanie Clifford, alias Stormy Daniels, per il quale si può profilare l’accusa di frode bancaria. Oppure di finanziamento elettorale illecito, in quanto la transazione fu effettuata per conto del presidente durante la campagna del 2016. Ed è proprio per questo che Giuliani, nella sua intervista a Fox News, ha assicurato che non c’è stata da parte di Trump “alcuna violazione delle leggi sulla campagna elettorale”.

L’avvocato ha poi ribadito che “hanno fatto transitare il denaro attraverso una società legale e il presidente lo ha rimborsato”. Il riferimento è alla società “Essential Consultants Llc“, aperta da Cohen in Delaware – uno Stato conosciuto per la mancanza di trasparenza delle sue istituzioni bancarie – dieci giorni prima di effettuare il pagamento alla pornostar. È evidente quindi che a Washington hanno voluto giocare d’anticipo: Giuliani ha cercato di evitare possibili accuse da parte degli inquirenti (che probabilmente hanno già ricostruito il giro di denaro partito dalla Casa bianca e arrivato nelle tasche di Stormy Daniels) e l’esplosione di un nuovo caso mediatico. Peccato che, in questo modo, il caso mediatico lo hanno creato loro.

Immediata la reazione del difensore della pornostar: “La gente merita che gli venga detta la verità da parte del suo presidente e delle persone che stanno sul podio alla Casa bianca informando i media alle conferenze stampa”, ha dichiarato Michael Avenatti. “Al popolo americano è stata raccontata una bugia su questo accordo, sui 130mila dollari, sul rimborso, e questo è coerente con quanto abbiamo detto per mesi e che alla fine verrà provato”.