Se il Parlamento farà ostruzionismo, il governo deve deliberare sulla riforma dell’ordinamento penitenziario. A chiederlo, durante il consiglio dei ministri, è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Sotto il profilo formale, ha ricordato il Guardasigilli, la legge prevede che “i pareri definitivi delle commissioni competenti per materia” sono espressi “entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione” e che “decorso tale termine, i decreti possono essere comunque emanati”. La trasmissione del testo alle Camere è avvenuta prima del loro insediamento, il 20 marzo. In mancanza delle commissioni parlamentari permanenti che saranno istituite solo quando (e se) esisteranno una maggioranza e un’opposizione (cioè un governo), sono state istituite le commissioni speciali per le questioni urgenti. Ma questi organismi – uno ciascuno per Camera e Senato – non hanno ancora neanche discusso la legge. Nel frattempo i dieci giorni sono trascorsi, nonostante un appello ad accelerare del presidente della Camera Roberto Fico su input diretto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sul punto, quando il governo approvò la riforma, M5s e Lega si dissero contrarie al provvedimento.

Il ministro Orlando ha richiamato tra l’altro la necessità che il Parlamento sia responsabile visto che solo da poco l’Italia è uscita dalla supervisione del Consiglio d’Europa in materia di sovraffollamento carcerario, un problema, ha sottolineato Orlando, che sta riemergendo, con il rischio che il peggioramento delle condizioni detentive favorisca possibili situazioni di tensione nella quale, peraltro, possono svilupparsi fenomeni di radicalizzazione finora tenuti sotto controllo. Secondo l’assocazione Antigone, il sovraffollamento nei penitenziari italiani è al 115 per cento. I progressi riconosciuti all’Italia, ha sottolineato Orlando, vanno sostenuti dalla riforma organica del sistema che, come raccomandato dalla Corte, deve perseguire l’aumento delle misure alternative al carcere.

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