“Il signor Bolloré non si è smentito neppure nel modo in cui si è comportato anche in Tim, perché ha usato la delicatezza e la compostezza di Attila. Soltanto che Attila poi un impero enorme era riuscito a crearlo”. Parola di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, che nel giorno peggiore per il finanziere bretone – fermato a Nanterre con l’accusa di corruzione – ha colto la palla al balzo per attaccare il raider la cui incursione in Mediaset è sfociata in una battaglia legale ancora in corso.

“Di loro abbiamo visto tutti molto bene e toccato con mano quella che è l’arroganza e la spregiudicatezza, anche perché non fanno nulla per nasconderle”, ha aggiunto la Berlusconi a margine dell’assemblea di Mondadori a Segrate. “Quello che nascondono davvero molto bene è il pensiero strategico che sta dietro al loro comportamento e lo fanno talmente bene che a volte viene persino da chiedersi se esiste davvero il pensiero strategico”. No comment, in compenso, sull’arresto, “perché è una vicenda che non conosco e non voglio fare commenti”.

Quanto ai “contatti che c’erano” fra Mediaset e Vivendi, “si sono interrotti da tempo. L’unica cosa che sta andando avanti e che andrà avanti fino i fondo sono le cause legali”. E se in Tim entrasse un altro azionista al posto di Vivendi, si potrebbero aprire nuovi discorsi con Mediaset? “Non lo so, non posso fare previsioni. Quello con Sky è un accordo commerciale non in esclusiva, quindi è possibile che ci siano trattative anche con Tim per la vendita dei contenuti”.

La figlia di Silvio Berlusconi ha detto infine di non voler commentare la sentenza sulla trattativa Stato-mafia con le condanne per Marcello Dell’Utri e il generale Mario Mori, ma ha comunque sostenuto che “è davvero priva di fondamento. L’Italia non merita di vedere la propria storia riscritta da sentenze come quella. Quella sentenza, quel verdetto e anche il modo con cui è stata per andare contro mio padre con la giustizia non hanno assolutamente niente a che vedere. Perché la giustizia dovrebbe guardare ai fatti e basarsi sui fatti. I fatti li conosciamo e nel processo non è stato presentato lo straccio di una prova”. L’allora procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, oggi esponente di Liberi e Uguali, “aveva detto che sì, sarebbe stato giusto dare un premio ai risultati raggiunti dai governi Berlusconi” nella lotta alla mafia, ha aggiunto la Berlusconi. “Questi sono i fatti. Purtroppo adesso sembra che i fatti non contino nulla e vengono cancellati dalle strumentalizzazioni e mistificazioni, nel più assoluto disprezzo della verità”.

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