Un premio di accelerazione da 22 milioni ai costruttori per consegnare l’opera nel ritardo già previsto. La Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti ha rinviato a giudizio (con un “atto di citazione”) due dirigenti di Roma Metropolitane – la società del Comune di Roma che fa da stazione appaltante per le grandi opere – in virtù di un’ipotesi di danno erariale pari a 9.975.000 euro nell’ambito della costruzione della metro B1, il ramo della linea B capitolina che collega Piazza Bologna a Piazzale Jonio. I magistrati contabili contestano al responsabile unico del procedimento, Piero Lattanzi, e al direttore dei lavori, Andrea Sciotti, l’assegnazione di un incentivo preventivo alla società Metro B1 Scarl (partecipata dal gruppo Salini-Impregilo) che potesse permetterle di anticipare la consegna dell’opera in virtù di una imprevista partenza ritardata dei lavori.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura contabile, il ritardo iniziale non è mai stato recuperato. E comunque il premio di accelerazione viene ritenuto un’alterazione dei criteri che hanno portato all’assegnazione dell’appalto, “poiché l’aggiudicatario scelto anche sulla base del miglior prezzo offerto, recupera in fase di esecuzione lo sconto fatto in gara, attraverso siffatti premi”. L’inchiesta prende spunto da un esposto dell’avvocato Paolo Ricciardi del Foro di Roma.

I tempi e il premio inutile – L’appalto viene aggiudicato nel 2004, il premio viene assegnato invece il 28 marzo 2007, a seguito del quadro economico ridisegnato da una terza variante intervenuta, proprio per recuperare gli intoppi derivanti dalle prime due. Ben 22 milioni “finalizzato al perseguimento dell’obiettivo di aprire all’esercizio la linea B1 nella primavera 2011”, entro il 30 aprile, per la precisione. Già con il V Atto Integrativo dell’11 ottobre 2010, però, si capisce che l’obiettivo non verrà rispettato: il costo complessivo dell’opera viene rideterminato in 368 milioni e il termine ultimo di consegna viene fissato al 19 dicembre 2011. La cronaca dell’epoca, invece, ci racconta che la messa in esercizio avvenne il 13 giugno 2012. Fondamentale il calcolo dei tempi: sono 14 i mesi di “ritardo” fra il termine fissato dal premio di accelerazione e quello effettivamente realizzato, così come 14 mesi erano i ritardi, valutati nel mese di dicembre 2006, che dovevano essere recuperati con quei 22 milioni di bonus. Tradotto: una spesa completamente inutile. Una tesi contestata dai due ingegneri ed in particolare da Andrea Sciotti – che e’ tuttora Rup nel procedimento per la Metro C – secondo cui “il premio riconosciuto all’Ati sarebbe dato dal fatto di aver mantenuto le scadenze di ultimazione contrattualmente fissate dagli atti aggiuntivi via via intervenuti, definite in funzione delle nuove e diverse lavorazioni inserite e/o modificate senza tenere conto dei 293 giorni di proroga cui avrebbe avuto diritto”. Tesi difensiva non accolta dai magistrati, che chiedono per Lattanzi e Sciotti un rimborso a favore del Campidoglio rispettivamente di 5.925.000 e 3.950.000 euro.

Roma Metropolitane “Tecnicamente sciolta” – Quella relativa alla Metro B1 e’ solo l’ultima delle tante grane in seno alla municipalizzata capitolina. Che entro il 21 aprile potrebbe addirittura chiudere i battenti. Come anticipato da IlFattoQuotidiano.it, l’azienda e’ a un passo dal fallimento. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato, Pasquale Cialdini, ha spiegato ad alcuni sindacalisti che “la società è tecnicamente sciolta”, in virtù dei tre bilanci consecutivi con patrimonio netto negativo. Un disastro contabile che, secondo il manager di via Tuscolana, sarebbe pressoché irreversibile e nemmeno la proposta di ricapitalizzazione in extremis arrivata dal capo dipartimento Mobilità, Giammario Nardi, riuscirebbe a sanare, anche per la presenza di importanti decreti ingiuntivi presentati proprio dalla Salini-Impregilo. Rispetto alle notizie allarmanti che arrivano dalla municipalizzata, in Campidoglio si parla di “situazione sotto controllo”. La nuova deadline a questo punto è fissata per la prossima settimana.

AGGIORNAMENTO
Con sentenza depositata il 16.01.2019, la Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio della Corte dei Conti, presieduta da Piera Maggi, ha deciso di accogliere l’eccezione di prescrizione formulata dai legali dei due dirigenti citati in giudizio. La commissione ha infatti verificato come siano trascorsi più di 5 anni fra “il fatto” – il pagamento dell’ultimo S.A.L. – in data 8 marzo 2012, e gli inviti a dedurre, notificati il 12 settembre 2017 a Sciotti e il 19 settembre 2017 a Lattanzi

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