Pensava di aver trovato degli amici, ma quei ragazzi che le dedicavano attenzioni si sono rivelati essere i suoi aguzzini. Sfruttando la sua fragilità psicologica e io suo lieve ritardo mentale, tra l’estate e l’autunno di due anni fa l’avevano stuprata più volte e avevano filmato e condiviso quei momenti sulla loro chat. Ora uno di loro, un ventenne del branco che violentò la ragazzina di 17 anni, è stato condannato a sette anni di carcere dal gup di Milano Natalia Imarisio, che ha superato di un anno la richiesta del pm Stefano Ammendola. Per i suoi complici, sette minorenni all’epoca dei fatti, la Procura dei Minori ha invece chiuso da poco le indagini. Le accuse sono per tutti loro di violenza sessuale aggravata e produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Un altro co-imputato maggiorenne, accusato solo di detenzione di materiale pedopornografico per avere ricevuto quei video sul cellulare, è stato condannato a sei mesi. Il giudice ha anche stabilito un risarcimento provvisionale di 25mila euro per la vittima.

La ragazzina, molto fragile e con un lieve ritardo mentale, prima dell violenze si diceva felice di avere finalmente trovato degli amici. Dopo essere stata violentata e umiliata per mesi dai suoi coetanei, era caduta in preda a una grave depressione. Fino a quando, dopo l’ultimo terribile episodio dell’autunno 2016, ha avuto il coraggio di raccontare tutto, prima alla sorella e alla madre, poi a una delle sue educatrici. Come emerge dalle conversazioni via chat in cui la descrivono con aggettivi irrisori, i responsabili erano perfettamente consapevoli della fragilità della loro vittima. E una volta scoperti, hanno minimizzato fino all’ultimo l’accaduto. “Non l’abbiamo mica legata!”, “Non abbiamo mica rubato dei motorini!” commentavano tra loro, inconsapevoli di essere intercettati, fuori dagli uffici della polizia dopo l’interrogatorio. Le motivazioni del verdetto del gup Imarisio saranno depositate tra 30 giorni.