Trenta persone rischiano di perdere il posto di lavoro in un call center “per cessazione attività” della loro azienda, DynamicallCome osservano i sindacati, questo avviene “nonostante prosegua l’attività per cui operano da dieci anni, ovvero la commessa Enel Energia aggiudicata dal consorzio Call2net“.

Contestualmente, quindi, queste aziende assumono altro personale per lavorare la stessa commessa. Come spiega lo stesso sindacato, lavoratrici e lavoratori vengono spostati da Dynamicall a Zeroquattronove, controllata da Call2Net. La conclusione è che Dyamicall va in liquidazione e quei lavoratori, che hanno insegnato il lavoro ad altri, rischiano il posto.

Perché, se la commessa c’è?

Vogliamo che il lavoro sia trattato peggio delle mele al mercato? Dynamicall e Zaroquattronove sono coloro che trattano i licenziamenti, ma Enel non può fare nulla? Enel Energia è pubblica o privata? A chi deve rispondere? A interessi generali o ad interessi privati, quelli per cui “cane mangia cane”? Vogliamo una società in cui la regola sia Homo homini lupus?

Non ricordo e non voglio andare a cercare qualche sia la struttura societaria precisa di Enel Energia. So che l’elettricità deve essere pubblica e gestita dalla collettività. So che dobbiamo impedire ai privati che si trattino i lavoratori peggio dei cani di casa loro: quando non servono più si abbandonano.

Quella trentina di lavoratrici e lavoratori per qualche mese hanno fatto formazione a delle colleghe e colleghi, magari sono diventati amici, magari sono un po’ più giovani, ma sanno cosa significa lavorare in un call center. Lo fanno da più di dieci anni e, anche grazie al sindacato, sono ancora là. Fanno un lavoro, è il loro lavoro. Non è un “lavoretto” per avere i soldi per continuare gli studi o in attesa di meglio.

Sono addirittura riusciti ad avere una continuità salariale che permette gli “scatti di anzianità”. Si tratta di quel meccanismo per cui, dopo alcuni anni di lavoro, hai una maggiorazione salariale dovuta al fatto che, grazie all’esperienza, produci molto di più.

Per qualcuno gli scatti di anzianità sono troppo. Chissà se i super-manager sanno che coi scatti di anzianità una madre o un padre di famiglia si può permettere di portare in pizzeria una volta al mese (o forse anche meno) la sua famiglia. Chissà se si rendono conto.

Succede che, con il passaggio di personale tra aziende quelle 30 persone vengono alla fine licenziate, e nelle stesse scrivanie ci vanno quelle donne e quegli uomini che hanno formato sino a qualche settimana prima. Sono là, a fare lo stesso lavoro, ma non hanno gli scatti di anzianità!

C’è anche altro: la società che aveva le 30 persone in distacco presso di sé (Zeroquattronove) dichiara che la proposta di assunzione potrà essere fatta solamente nei confronti di una parte dei lavoratori. Insomma, ci sono i lavoratori “buoni” e quelli “cattivi”. E poi uno si chiede perché lavoratrici e lavoratori non votino più Bersani e Calenda.

Le lavoratrici ed i lavoratori, insieme al sindacato (Slc Cgil), hanno deciso di non abbassare la testa ed hanno scioperato di venerdì santo. Hanno chiesto alle istituzioni se vogliono rimanere a guardare.

La Sardegna ha eletto 16 deputati pentastellati su 25. Cosa intendono fare? Intervengono? E’ su questi temi che deve emergere la differenza. Vanno bene i vitalizi, va bene la richiesta di riconversione della fabbrica di bombe di Domusnovas, però nel cagliaritano vi sono circa diecimila persone che lavorano nei call center. Vogliamo continuare a lottare contro delle regole ingiuste, o mettiamo ora delle pezze e nel frattempo cambiamo le regole?

Sono eroi quelle donne e quegli uomini che a Cagliari, nel 2018, in un mondo sottosopra, alzano la testa.