“Per formazione culturale sono vicino al lavoro e chi soffre per il lavoro, quindi culturalmente sono a sinistra“. Nell’ultimo giorno del primo round di consultazioni al Quirinale l’economista Pasquale Tridico, ministro del Lavoro in pectore di un eventuale governo M5s, non si sbilancia sulle possibilità di formare un governo con il Pd o con la Lega ma non nasconde a quale parte si sente più vicino. Una sinistra sicuramente più a sinistra del Pd renziano, visto che nella sua agenda c’è la “possibilità di riformare il Jobs act rendendo più severi i licenziamenti” e valutando anche “la reintroduzione dell’articolo 18“. Pur tenendo presente che “i diritti sono importanti per ridare dignità, non per creare lavoro, che arriva solo se cresce la domanda“.

Il docente di economia del lavoro all’Università Roma Tre, intervistato da Radio Capital, ha parlato anche del reddito di cittadinanza, ribadendo che quello di inclusione introdotto dal governo Gentiloni “va nella direzione giusta ma non basta, va potenziato: noi miriamo ad estenderlo”. Del resto “ha lo stesso principio del reddito minimo condizionato“, che è la definizione tecnica del reddito di cittadinanza, “ma copre meno di un terzo dei poveri“. Un riconoscimento al governo precedente? “Certamente, però è entrato in vigore poco prima delle elezioni ed è insufficiente”. La misura proposta dai pentastellati è più costosa perché punta a coprire tutte le persone in povertà relativa ma, ha ricordato Tridico, “è un reddito minimo condizionato alla formazione, uno strumento con un duplice obiettivo: aggredire la povertà e riqualificare soprattutto gli scoraggiati perché abbiamo in Italia più inattivi, scoraggiati, che disoccupati”. I beneficiari, in base agli ultimi dati Istat, sarebbero “attorno a 5 milioni di individui”. Quanto all’entrata in vigore, Tridico ha confermato che non potrà essere varato prima di un anno ma che in questo periodo “ci sarà un potenziamento del reddito di inclusione”, come previsto dalla risoluzione al Def in fase di preparazione.

Stop invece alla politica degli sgravi contributivi, che è un modo per “drogare il mercato. Bisogna dare incentivi, ma non a pioggia, intervenendo in settori precisi e categorie come i giovani”. Per Tridico gli investimenti devono essere concentrati in “settori tecnologicamente avanzati”. Da questo punto di vista Industria 4.0, il piano voluto da Carlo Calenda, “certamente va in quella direzione”.

In discussione pure la legge Fornero, i cui autori “per primi hanno iniziato a cambiarla”, ha detto Tridico. “Cesare Damiano, ad esempio, stava per proporre a fine legislatura una riforma per rendere più severi i termini del licenziamento”. Il Movimento dal canto suo sta “studiando, e siamo in linea con l’Inps, dei criteri per permettere l’uscita flessibile dal mercato del lavoro studiando un coefficiente di usura per tutti i lavoratori”.