I conti con quel processo li ha definitivamente chisi oggi, una sorta di vendetta privata. Prima a Flero e poi a Vobarno, nel Bresciano, infine ad Azzano Mella dove si è suicidato nel parcheggio di un supermercato. Cosimo Balsamo lo aveva sostenuto anche in Cassazione, che quella condanna era ingiusta. E oggi quando ha aperto il fuoco contro Elio Pellizzarri, 78enne titolare della Pg Metalli di Flero, e un altro uomo, titolare della Sga, rimasto ferito, lo ha ribadito: “Mi hai rovinato”.

Poi ha messo il fucile a pompa e tre pistole sul sedile di una Bmw X5 e si è diretto a Carpeneda di Vobarno per cercare James Nolli: lo ha trovato nel giardino della sua abitazione e ha fatto fuoco di nuovo, ammazzandolo. Poi è scappato ancora. Le forze dell’ordine lo cercavano in mezza Lombardia, da Brescia a Milano passando per le province di Bergamo e Monza e Brianza.

Nolli e il ferito di Flero, Giampiero Alberti, erano stati coimputati di Balsamo, 60enne pregiudicato originario di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, in un processo per associazione a delinquere finalizzata ai furti nei confronti di tir che trasportavano acciaio. Era stati fermati nel 2007 e Balsamo era stato condannato per reati più gravi di quelli di Nolli. E il killer di Flero e Vobarno aveva sostenuto di non aver avuto un processo giusto e ne aveva chiesto la revisione. Negli scorsi mesi si era anche arrampicato sul tetto del Tribunale di Brescia per protestare contro la confisca di una sua abitazione, sempre per quei fatti. E aveva anche patteggiato una pena per minacce davanti poiché nel 2011 aveva messo 3 cartucce di fucile e otto proiettili di pistola nel cestino della bicicletta di un giudice bresciano. Il magistrato, che all’epoca era in servizio all’Ufficio gip, aveva deciso sulla confisca di un suo immobile di Balsamo.

Balsamo (leggi il ritratto) aveva chiesto la revisione del processo sui furti ai tir che trasportavano acciaio, ma la Corte d’appello di Venezia e poi la Cassazione avevano detto no. Ed era così rimasta in piedi la sentenza di condanna a 7 anni e quattro mesi per associazione a delinquere, furto e ricettazione. Nella richiesta, Balsamo lamentava che Nolli era stato condannato per furto e lui per ricettazione, mentre aveva sempre sostenuto di aver personalmente rubato i mezzi con cui l’organizzazione depredava aziende che lavoravano metalli e altro. La condanna per ricettazione, lamentava, era quindi ingiusta e sulla base di quella era conseguita l’applicazione della confisca dei suoi beni.

Mercoledì mattina ha preparato le armi e ha iniziato la sua vendetta privata. È entrato in azione per la prima volta alle 11 in una ditta nel Bresciano: è arrivato a bordo di un’auto, è sceso, è entrato entrato nel capannone e ha chiesto di chiamare Pellizzari. Quando è arrivato, ha sparato uccidendolo e ha ferito un’altra persona, titolare del capannone, facendo fuoco anche contro il nipote di quest’ultimo. Che al Giornale di Brescia ha raccontato: “È entrato in azienda, ha detto a mio zio di chiamare Elio, che era altrove e, quando è arrivato, gli ha sparato”.

Mi hai rovinato“, ha gridato l’uomo prima di aprire il fuoco con un fucile a pompa, secondo quanto scritto dal quotidiano bresciano. Poi di Balsamo si sono perse le tracce fino alle 13, quando l’uomo ha ucciso Nolli prima di inabissarsi di nuovo, dandosi alla fuga a bordo di un pick-up nero. Fino ad Azzano Mella, dove è stato intercettato. Ha parcheggiato l’auto, è sceso e ha deciso di farla definitivamente finita.