“Il telefono che suona molto presto la mattina fa sempre temere cattive nuove, ma mai avrei pensato stamattina che mi avrebbe raggiunto una notizia così dolorosa, così straziante pur se non del tutto inattesa”. Inizia così il lungo racconto di Giancarlo Magalli, amico e collega in Rai di Fabrizio Frizzi, che rivela particolari finora nascosti della malattia. “Sapevamo che stava male. Sapevamo che combatteva una battaglia disperata. Sapevamo che non voleva che se ne parlasse per paura di dover smettere di lavorare ed abbiamo tutti rispettato questo suo desiderio, la Rai per prima” dice Magalli. “Sapevamo anche che la sua paura più grande non era andarsene, ma il pensiero di lasciare sole Carlotta e Stella, le sue ragazze”. 

“Nell’ultimo messaggio che ci siamo scambiati qualche settimana fa mi scriveva: ‘La terapia c’è e la sto facendo. Non sarà facile, ma spero di portare a casa la pellaccia’. Era riuscito ad infilare un sorriso anche in una comunicazione drammatica come quella. Ed è proprio quel sorriso che non ci abbandonerà mai. E per ogni sorriso che lui ha regalato a noi gli saremo grati. Sempre”. Frizzi aveva voluto affrontare subito la questione, senza mai negare le difficoltà della riabilitazione e i “momenti di sconforto“. Ma senza perdere la sua ironia: “Non esco molto, ho sempre bisogno del restauro” aveva detto.