Dopo tanti scontri, un parere positivo. I nuovi revisori dei conti del Comune di Torino hanno dato il loro ok al bilancio di previsione 2018-2020 e al Documento unico di programmazione 2018-2021. Per l’amministrazione di Chiara Appendino, che da quando si è insediata ha spesso ricevuto critiche dall’organismo di controllo delle finanze cittadine, sembra quasi una prima volta dopo i tanti disaccordi avuti con i precedenti revisori, dimessi il 12 gennaio scorso. Su questo episodio l’ex segretario del Pd Matteo Renzi aveva fondato alcune critiche al Movimento 5 Stelle durante la scorsa campagna elettorale: “Con noi i revisori dei conti lo controllavano il bilancio, non li facevamo dimettere”, aveva detto dal Lingotto il 25 febbraio. I nuovi controllori delle finanze della città, che sta facendo fronte a un duro piano di rientro per via dei debiti accumulati in passato, hanno invece ritenuto congrue e coerenti le previsioni delle entrate e delle spese dei prossimi tre anni e hanno dato il loro parere favorevole.

Al termine della loro relazione i revisori contabili raccomandano “la puntuale azione amministrativa volta a dare contezza alle indicazioni della Corte dei Conti in particolare in materia di riduzione del debito, di rientro dalla anticipazione di tesoreria, di riscossione dei residui attivi ancora in esercizio”. Nel complesso l’organo di revisione ha “rilevato la coerenza interna, la congruità e l’attendibilità contabile delle previsioni di bilancio”, ma ha anche preso atto di molte conclusioni elencate dalla sezione regionale della Corte dei conti nella verifica del rendiconto del 2016 e del precedente bilancio di previsione, quello 2017-2019. Ed è proprio a queste indicazioni che i revisori si riferiscono quando raccomandano.

A fine febbraio i magistrati contabili avevano preso atto del piano di rientro dai debiti, notando però alcune pecche nelle finanze, come un “cospicuo e reiterato ricorso all’anticipazione di tesoreria”, cioè a prestiti, e poi “elevate difficoltà di riscossione in conto residui”. La Corte aveva anche accertato che alla fine del 2016 il debito era passato dai 3,019 miliardi di euro dell’anno prima ai 2,93 miliardi e così la sezione invitava “l’amministrazione a proseguire nella costante e doverosa riduzione dello stesso”.