I giudici contabili hanno approvato il piano del debito messo a punto dalla giunta M5s a Torino, pur definendolo “ambizioso” e specificando che “può essere correttamente e compiutamente valutato solo con il bilancio preventivo 2018 e i successivi consuntivi”. “Siamo consapevoli”, hanno dichiarato, “che il percorso è complesso, ma avete imboccato la strada del rigore con tutte le difficoltà di cui ci rendiamo conto perché dovete erogare dei servizi ai cittadini. Permette di curare malato con la febbre e non con l’epatite”. Il Blog delle Stelle, il sito ufficiale del M5s, ha esaltato alcuni passaggi della relazione della sezione di controllo della Corte dei conti del Piemonte, la sezione che si occupa delle verifiche delle finanze degli enti pubblici. Nella mattinata del 20 febbraio la sindaca di Torino Chiara Appendino, insieme all’assessore al Bilancio Sergio Rolando e al direttore del settore finanziario della città Paolo Lubbia, ha partecipato all’udienza davanti ai magistrati contabili sul bilancio 2016 per l’anno 2015 e il preventivo del 2017. Dalla relazione introduttiva, letta dal magistrato relatore Cristiano Baldi, sono emersi alcuni dati positivi per le disastrate casse del capoluogo piemontese, con la lieve diminuzione della spese corrente (da 1,090 miliardi di euro del 2015 a 1,074 miliardi nel 2016), la riduzione delle anticipazioni di cassa e il calo dei nuovi mutui accesi, dai 42 milioni del 2016 ai 17 dell’ultimo anno. Il pesante debito della città è calato sotto la soglia dei tre miliardi di euro. Per il Movimento 5 Stelle è una promozione “a pieni voti” del piano di rientro, sul quale, però, i giudici hanno detto poco.

Se è vero che Appendino e i suoi hanno ereditato una situazione finanziaria difficile (e ieri tra i rilievi della Corte dei conti ne sono emersi di nuovi imputabili all’amministrazione di Piero Fassino), è necessario però tenere presente alcuni punti: il bilancio consuntivo valutato è quello del 2016, anno dell’elezione, e l’altro bilancio è quello preventivo 2017. La qualità del piano di rientro, approvato a ottobre per evitare il predissesto della città (che avrebbe portato a tagli lineari e all’innalzamento di imposte e tariffe), potrà essere valutata alla luce dei risultati. Finora i giudici hanno preso atto di alcune correzioni apportate sulla base dei loro precedenti rilievi, come la previsione di ridurre la spesa corrente per 80 milioni l’anno e l’aumento delle riscossioni, diventata necessaria per via di tutti quei crediti (imposte comunali e multe) mai incassati. Ad esempio, i magistrati reputano “ambizioso” il piano di alienazioni straordinarie degli immobili, mentre sulle riscossioni “per la Corte oggi è impossibile esprimere valutazioni, i risultati si vedranno a posteriori”. Il piano dei tagli, invece, deve essere definito nei particolari e il direttore finanziario Lubbia ha detto ai giudici che “il bilancio preventivo 2018 terrà conto dei rilievi della corte”, così che possano diventare “interventi reali e non solo di indirizzo”.

Ed è per questo che “il piano può essere correttamente e compiutamente valutato solo con il bilancio preventivo 2018 e i successivi consuntivi”, ha concluso la presidente della sezione Maria Teresa Polito, spiegando con una metafora la situazione: “Bisogna intervenire su un malato che ha una febbre e non l’epatite, prevenire che si arrivi a malattie più gravi e all’intervento di un anatomopatologo”. È presto, quindi, per parlare di promozione “a pieni voti”, anche perché la Corte dei conti ritiene “sgradevoli” le strumentalizzazioni del suo lavoro avvenute negli scorsi mesi durante l’acceso scontro politico tra il M5s e le opposizioni. La sindaca è più cauta: “È vero, è un piano ambizioso e lo sappiamo – ha affermato la sindaca al termine dell’audizione di ieri -, ma è l’unica strada possibile per il risanamento strutturale dell’ente”. Ha anche ricordato che “molti interventi sono già stati avviati, alcuni completati”. Ad esempio, proprio ieri la giunta ha approvato la delibera per il distacco di dodici dipendenti che andranno a rafforzare la società di riscossione Soris, aggiungendo che nei primi mesi del 2018 le entrate di Imu e Tari sono aumentate di quasi cinque milioni di euro rispetto ai sette dello stesso periodo del 2017. “Inoltre – ha concluso Appendino – anche nel 2018 continueremo con la riduzione della spesa corrente. Sappiamo che la strada del risanamento è lunga ma stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre corde”.