Il falco Wolfgang Schäuble ha lasciato i suoi uffici sulla Wilhelmstrasse di Berlino. Nella Detlev-Rohwedder-Haus, l’edificio voluto da Adolf Hitler per sviluppare e coordinare le azioni della Luftwaffe – l’aeronautica militare del Terzo Reich – oggi sede del ministero delle Finanze tedesco, arriverà il socialdemocratico Olaf Scholz. L’Ue e l’Italia guardano ora al 59enne ex sindaco di Amburgo per capire se ci sarà un cambio di rotta nella politica economica europea. E dal nuovo ministro sono già arrivati segnali importanti: “Non daremo lezioni agli altri Paesi su come crescere”, ha detto per esempio in una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel. Ma chi si aspetta una rivoluzione rimarrà deluso: il pareggio di bilancio resterà un punto fermo e Scholz dovrà comunque rendere conto agli alleati di governo e alla cancelliera Angela Merkel.

La rinuncia da parte dei cristiano-democratici al ministero delle Finanze, dal 2009 un feudo di Schaeuble e della Cdu, è la più consistente novità del nuovo gabinetto formato da Merkel per iniziare il suo quarto mandato che prenderà ufficialmente il via mercoledì 14 marzo. La cancelliera ha dovuto concedere la seconda poltrona più importante di Germania alla Spd: condizione essenziale per convincere i socialdemocratici a prestarsi ancora una volta alla Grosse Koalition. Schäuble è stato il simbolo del pugno duro nei confronti Atene e la voce dell’austerità negli anni della crisi finanziaria globale e poi di quella dei debiti sovrani, odiato dai Paesi del sud Europa tanto quanto dagli elettori della sinistra tedesca. Per sostituirlo la Spd ha scelto il suo segretario ad interim Scholz, esperto e pragmatico esponente dell’ala più moderata del suo partito: se svolta sarà, comunque sarà mite.

Chi è Olaf Scholz – L’ascesa del nuovo ministro delle Finanze parte dall’elezione a sindaco di Amburgo nel 2011, quando conquista la maggioranza assoluta. Prima, una vita spesa per la politica, fin dalla elezione a deputato a soli 30 anni e al matrimonio con la collega Britta Ernst, oggi ministro dell’istruzione nel Land dello Schleswing-Holstein. Dopo la conferma a primo cittadino nel 2015, Scholz ha cominciato a nutrire ambizioni di leadership anche all’interno del partito, fino a diventare il vice di Martin Schulz (e suo critico) nella campagna elettorale che ha portato al disastroso 20,5% conquistato alle urne nel settembre scorso.

“È uno dei nostri cervelli più brillanti ma anche fra i più arroganti”, disse di Scholz due mesi fa un suo collaboratore ad Amburgo. Il suo pragmatismo e la sua arroganza lo hanno infatti salvato dal repulisti post-urne, ma gli hanno fatto perdere consenso tra i socialdemocratici. In molti non hanno dimenticato quando per tutti lui era Scholz-o-mat, Scholz il robot, per come da segretario generale del partito difese senza obiezioni la Agenda 2010 di Gerhard Schröder che riformò la copertura sanitaria, il mercato del lavoro e il fisco. Per questo la Frankfurter Allgemeine Zeitung lo definisce “un buon esecutore di compiti”, mentre il sito della televisione pubblica Deutsche Welle sostiene che dopotutto la politica economica tedesca non vedrà un drastico cambio di rotta.

Lo “schwarze Null” – Corridoi lunghi e spogli, soffitti alti, porte di uffici che si susseguono con rigore matematico. La sede del ministero delle Finanze rappresenta al meglio quello che è stato il marchio di Schaeuble: la politica dell’austerità. Il suo mantra dello “schwarze Null”, il perfetto pareggio di bilancio, è stata la sua grande ossessione per la Germania che ha chiuso il 2017 con un surplus di bilancio di 36,6 miliardi, l’1,1% del Pil. E per quel che riguarda le casse tedesche, Scholz ha già annunciato di non voler cambiare orientamento: “I socialdemocratici sono per una finanza solida, l’importanza del pareggio di bilancio vale anche per noi”. Ma Schäuble negli anni ha lasciato il suo sigillo anche a Bruxelles e in questo senso Scholz ha aperto a un possibile cambiamento.

Cosa cambia per l’Italia – “In passato sono sicuramente stati commessi degli errori”, ha detto Scholz parlando sempre a Der Spiegel di come intenderà porsi di fronte ai temi del bilancio europeo e della politica monetaria. Se Schäuble ha sempre considerato fuori discussione la possibilità per qualunque paese, compresa l’Italia, di aumentare il proprio debito, ci sono gli indizi per pensare ora a un atteggiamento più conciliante. Ma se almeno il cambio di tono è evidente, la realtà è che Scholz non potrà rispettare tutte le aspettative che riversano su di lui i paesi del sud Europa. In Parlamento lo aspetta infatti l’opposizione degli estremisti di Alternative für Deutschland e dei liberali della Fdp, terzo e quarto partito in Germania, entrambi su posizioni euroscettiche. E anche gli alleati di governo della Cdu-Csu non hanno nessuna intenzione di accettare una drastica svolta.

Per capire quali saranno i margini di manovra di Scholz è quindi necessario andare a leggere cosa è scritto nell’accordo di coalizione, ovvero il programma di governo della Germania. L’Handelsblatt, principale quotidiano economico tedesco, spiega che i socialdemocratici hanno enfatizzato come punto centrale del capitolo sull’Europa “la fine della politica di austerità”. Inoltre, è stato chiarito che la Germania è disposta ad aumentare i contributi al bilancio dell’Ue per colmare il vuoto che gli inglesi lasceranno quando la Brexit sarà definitiva. Ma, sottolinea sempre l’Handelsblatt, l’attuale patto di stabilità e crescita, che mira ad assicurare la disciplina di bilancio, rimarrà ancora l’unica vera bussola del quarto governo Merkel. E nemmeno Scholz, che pure con la cancelliera è in buoni rapporti fin dalla prima Grosse Koalition del 2005, riuscirà a cambiare rotta.