Prima la denuncia per stalking, poi la confessione di un rapporto sentimentale con lo stalker. Nelle ultime ore ogni tabloid di lingua anglofona sta parlando dello scandalo in casa Colin Firth. Protagonista la moglie Livia Giuggioli, 48 anni, con la quale il 57enne attore britannico è sposato dal 1997, dopo essersi conosciuti su un set cinematografico. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, un anno fa la Giuggioli, assieme al marito, ha denunciato alle autorità italiane il giornalista 55enne dell’Ansa, Marco Brancaccia. Accuse di una certa gravità, perché quando si parla di stalking non si scherza.

Secondo la coppia, e nello specifico nella versione della Giuggioli, Brancaccia avrebbe molestato la coppia nel corso degli anni, inviando messaggi e mail, facendo telefonate minacciose e inviando via mail le foto di Livia a suo marito. Brancaccia, secondo Vanity Fair, avrebbe anche minacciato di scrivere articoli su di loro tramite l’ANSA. Appena pubblicato il retroscena, Brancaccia è intervenuto svelando che tra il 2015 e il 2016 lui e la Giuggioli hanno avuto una lunga relazione e che una volta finita ha “inviato due messaggi Whatsapp a Livia, e un’email a Colin”. “Questa è stata una cazzata, lo ammetto – ha spiegato – ma quando un amore finisce ci possono essere incomprensioni, e si possono fare errori. Parlare di stalking è assurdo”.

Il portavoce dei Firth ha infine dovuto ammettere che la separazione tra Colin e Livia c’è stata ed è avvenuta proprio nel periodo del rapporto con il giornalista italiano: “Qualche anno fa Colin e Livia hanno privatamente deciso di separarsi – è scritto nella dichiarazione ufficiale – in quel periodo, Livia per breve tempo fu coinvolta in una relazione con l’ex amico Brancaccia. Poi i Firth sono tornati insieme. Brancaccia ha iniziato una spaventosa campagna di molestie durata vari mesi, molta della quale è documentata”. “Non posso accettare di passare per stalker”, ha spiegato l’ex amante della Giuggioli a Dagospia. “Nei mesi in cui io avrei “perseguitato” la coppia (da settembre 2016 a maggio 2017) ero il corrispondente per l’Ansa in Brasile, e lei viveva a Londra. Non si è mai visto uno stalker intercontintale”. Ad aprile 2017 l’uomo ha subito anche una perquisizione da parte di sette carabinieri che gli hanno sequestrato pc e telefoni: “I carabinieri hanno analizzato anche i tabulati delle mie chiamate. Sa quante erano dirette a Livia Firth in quel periodo? Zero. Neanche una”.

Come se non bastasse il trambusto attorno a quella che sembra una classica storia di corna, con annessi detti e non detti da entrambe le parti, ecco sbucare anche la reazione indignata di una giornalista inglese, Camilla Long, che sul Sunday Times ha pubblicato un editoriale dal titolo esplicito “Cari Mister e Mrs. Firth, l’Italia non è un paese dove si può tentate di tenere segreti propri affari privati”. La Long attacca violentemente le forze dell’ordine italiane, colpevoli secondo lei di non aver mostrato riserbo nella denuncia di Livia Giuggioli e averla invece resa pubblica, definendoli, in preda ad una strana euforia antiitalica “parrucchieri idioti, pettegoli che saltano e ballano agghindati con i pom pom”.

Come segnala il sito LondraItalia.com, secondo la giornalista “i Carabinieri sono “assurdi“, i poliziotti del tutto incapaci di mantenere un’informazione riservata: nessun poliziotto italiano considera una storia d’amore seriamente o la mantiene confidenziale: una volta ricevuta notizia di una tresca, un poliziotto italiano considera un suo compito istituzionale quello di renderla pubblica immediatamente nel modo più ampio possibile“. Il resto dell’articolo non risparmia nemmeno i signori Firth definiti “compiaciuti, vuoti, vani, stupidi“. La Giuggioli, tra l’altro, è chiamata una “curtain wife” che vende “abiti vegani puzzolenti”. Firth e Giuggioli hanno due figli: Luca, nato nel marzo 2001, e Matteo, nato nell’agosto 2003. La coppia vive tra Londra e Città della Pieve in Umbria. Firth ha ottenuto la cittadinanza italiana nel settembre del 2017.