Era già finito sui giornali l’estate scorsa perché in un post un po’ sopra le righe, su Facebook, aveva augurato al presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, di fare la stessa fine dell’orsa Kj2, abbattuta tra le polemiche dopo che aveva aggredito una persona. Si era pentito, aveva chiesto scusa e cancellato il post ma non era bastato. Moreno Salvetti, consigliere eletto in una lista civica ad Avio (Trento), era stato costretto a lasciare la giunta comunale dove tutti lo consideravano il “braccio destro” del sindaco. Ora però rischia un procedimento disciplinare e in teoria rischia la sanzione più grave, il licenziamento. Perché Moreno Salvetti fa politica ma innanzitutto è un lavoratore che da vent’anni guida gli autobus (pubblici) di Trentino Trasporti, la società della provincia autonoma di Trento. Ed è lui, secondo gli accertamenti dell’azienda, il conducente che non si è fermato diverse volte alla fermata vicino al campo profughi di Marco di Rovereto (Trento), struttura al centro di frequenti tensioni politiche che ospita una cinquantina di stranieri, dove ad aspettare l’autobus c’erano giovani richiedenti asilo africani che hanno, naturalmente, la pelle scura (come documentato anche da un video pubblicato da Trentino) . All’azienda sono giunte diverse segnalazioni da parte degli operatori del centro e con il gps a bordo dei mezzi è stato possibile accertare che in tutti i casi alla guida c’era Salvetti.

Un bel guaio perché Trentino Trasporti e la Provincia non l’hanno presa bene: “Per quanto accertato – spiega la Provincia –, la condotta si è concretizzata in una ripetuta violazione degli obblighi, con conseguente turbativa al regolare svolgimento del Servizio Pubblico con danno anche all’immagine della società”. L’azienda ha trasmesso tutte le carte alla Procura di Trento che ora deciderà se procedere per interruzione di pubblico servizio aggravata dall’odio razziale, un reato che può costare caro anche all’incensurato Salvetti.

Il sindacato Uiltrasporti la vede in modo diverso. Non nega la mancata fermata del bus ma dicono che l’autista “ha agito in buona fede” ed è tutta colpa degli stranieri che “non hanno fatto cenni per chiedere la fermata”, anzi una volta uno di loro si sarebbe messo in mezzo alla strada ma senza chiedere di salire a bordo. Con l’aria che tira Salvetti non conta solo sulla difesa ma anche su quella politica. Si è mossa, per lui, la neodeputata leghista Vanessa Cattoi, che ha espresso tutta la sua “solidarietà” per il povero autista “che rischia il licenziamento”. Misure di questo tipo, sostiene l’onorevole Cattoi, “rischiano di alimentare ulteriormente l’insofferenza dei cittadini nei confronti della presenza di migranti”.

Secondo la deputata “negli ultimi tempi è diventata rischiosa la professione dell’autista di bus che troppo spesso, come accaduto nei mesi scorsi, si ritrova in condizione di pericolo e di aggressioni e insicurezza sia per lui sia per i fruitori del servizio stesso. Auspichiamo – conclude – vengano invece attuati i provvedimenti necessari che consentano agli autisti ed agli utilizzatori del servizio di avere maggiori garanzie di sicurezza”.

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