“Ci sono volte in cui la vescica mi fa davvero male perché trattengo la pipì per tutto il giorno”, “Siamo in molte, ormai, ad avere paura quando andiamo a lavoro”, “Come posso sapere se pagherò l’affitto se non ho la certezza di quanto avrò in busta paga?”. Siamo al Grand Hotel et de Milan di via Manzoni, storico albergo milanese a due passi dalla Scala e dal quadrilatero della moda, forse tra i più noti 5 stelle lusso della città. Qui i clienti pagano dai 500 ai 1.500 euro a notte per soggiornare nelle camere che hanno ospitato anche il compositore Giuseppe Verdi . “Le 15 cameriere ai piani, invece, vivono una realtà di mobbing e stipendi ridotti senza alcuna giustificazione”, racconta Marco Palvarini, delegato sindacale Sial Cobas. “Da poco più di anno una governante ci controlla e segna su un foglio quante camere puliamo nelle 8 ore di lavoro. Se non riusciamo a sistemare tutte le camere che ci sono assegnate, la governante lo segnala alla società che ci punisce pagandoci meno ore anche se abbiamo lavorato l’intero turno o pagando permessi non richiesti al posto delle ore lavorate”,  racconta Nancy Carolina Arce, 52 anni di cui 13 passati a pulire le stanze dell’hotel di Milano.

Nega la versione delle cameriere, però, Roberto De Zorzi, fondatore e ceo di Iniziative Venete, società che da dicembre 2016 ha in mano la gestione della pulizia delle camere del Grand Hotel. “Non mi risultano buste paga con trattenute mensili e sui contratti non è segnalato quante camere ogni lavoratrice deve pulire in ogni turno”, sostiene. “Le cameriere sono assunte e pagate a ore, non in base al numero di camere pulite, assolutamente non a cottimo”. “Una lavoratrice può fare circa 8 camere in 8 ore di lavoro. È ovvio che se vengono assegnate più camere saranno necessarie ore di lavoro extra oppure la lavoratrice non ce la farà a finire il numero di camere assegnate”, spiega, però, Monica Palleschi dell’amministrazione del Grand Hotel du Milan, raccontando di aver segnalato la circostanza a Iniziative Venete. Infatti, “per non avere lo stipendio ridotto, in molte si fermano dopo l’orario di lavoro a terminare le camere visto che al momento sono assegnate 10-12 camere al giorno”, continua la 54enne Maria Addamiano, che da 25 anni è in servizio all’albergo milanese.

“Il risultato di questa gestione è che, da un anno a questa parte, nessuna cameriera ha mai trovato in busta paga quanto previsto nel contratto di assunzione”, spiega Silvia Tagliabue di Cobas, evidenziando come manchi talvolta addirittura un terzo dello stipendio. “Non so più quanto guadagno – continua la lavoratrice Nancy Carolina Arce – ogni mese ho una busta paga diversa. Ne ho parlato con la direzione dell’albergo ma mi hanno risposto che loro non sono più i miei datori di lavoro”. In effetti, i problemi per le lavoratrici sono iniziati con l’esternalizzazione del 2011, ovvero quando le cameriere ai piani sono passate da essere dipendenti dell’hotel a dipendenti di cooperativa. Un passaggio che, in pratica pratica, ha coinciso con il cambiamento di sei datori di lavoro in sette anni, liquidazioni non pagate e mensilità mai pervenute. “Le situazioni pregresse sono state molto gravi per queste lavoratrici – conferma l’amministrazione dell’hotel – tanto che come Grand Hotel stiamo cercando noi stessi di sanare le retribuzioni non corrisposte dai loro datori di lavoro. Il personale è per noi al primo posto, se ci fossero nuovi problemi verificati interverremo senza alcun dubbio”.

“Ci hanno tolto la dignità del nostro lavoro, abbiamo tutte paura di non finire in tempo quindi nessuna di noi fa pause e spesso, quando torno a casa, mi metto a piangere dallo stress accumulato – continua Teresa Addamiano – Vorremmo la certezza della paga, vorremmo essere rispettate come lavoratrici”. Accanto a Teresa, anche Nancy racconta di un ambiente di lavoro “pesante”, dove “se non hai finito le camere che ti sono assegnate a fine giornata ti viene rinfacciato di esserti presa qualche minuto per bere un caffè o semplicemente esserti seduta a riposare le gambe”. Stando ai sindacati, sei lavoratrici hanno patologie muscolo scheletriche e quasi tutte denunciano stati d’ansia ed esasperazione con ricadute sulla qualità del sonno e sull’organizzazione della propria vita. Da qui la richiesta, rifiutata da Iniziative Venete, di introdurre delle pause (nella proposta di 15 minuti ogni tre ore) in aggiunta alla pausa pranzo di 30 minuti non retribuita. “C’è la mia disponibilità a concedere pause prestabilite ma è chiaro però che non saranno retribuite”, dice al fattoquotidiano.it De Zorzi.

“Lavoriamo in un hotel a 5 stelle – continua Maria Addamiano – e so che per pulire un bagno devo mettermi in ginocchio, anche perché poi ci sarà il controllo della mia superiore che passerà un fazzolettino negli angoli per vedere se c’è polvere. Il problema non è lavorare, anche se ho le ginocchia viola, il problema è quando ti toccano lo stipendio, e quando senti di non essere rispettata”.

Foto di Chiara Beretta e Gianpa L.