Fra i candidati musicali agli Oscar c’è una rockstar planetaria: Jonny Greenwood, che finalmente ce l’ha fatta. Ignobilmente tralasciato per le sue acrobazie sonore che accompagnavano Il petroliere (2007) ecco che l’Academy sembra risarcirlo nominandolo per Phantom Thread – Il filo nascosto dell’ormai amico e sodale Paul Thomas Anderson. Il connubio fra i due conta già quattro soundtrack (anche The Master e Vizio di forma) e pare proprio che la mente (geniale) dei Radiohead sia diventato lo sguardo sonoro di PTA. Il polistrumentista da Oxford, 47 anni e un ciuffo eternamente selvaggio sugli occhi daltonici, continua il suo percorso di sperimentazione allo stato puro, ma attenzione a non cadere in inganno: sperimentazione può anche significare rielaborazione personale di una classicità riconoscibile, così come accade nel cinema dei generi rivisitati.

Se il romanticismo è infatti al primo posto nel main theme de Il filo nascosto, ecco che sottotraccia emerge l’inquietudine, l’ambiguità tipica dei percorsi narrativi e drammatici di Anderson, di cui Phantom Thread è un straordinario portatore. E nel mezzo, meraviglia delle meraviglie, il jazz. Fra il sottofondo e il primo piano, la musica jazz è onnipresente, non sempre accondiscendente ai desideri dello spettatore ma proprio per questo cifra semantica forte. La critica l’ha già esaltato, l’orecchio esperto pure, ma scommettitori e predictions lo danno al secondo posto se non al terzo posto dopo il favorito: il cine-prolifico Alexandre Desplat.

Oscar 2018, i candidati per le migliori colonne sonore: in pole position Jonny Greenwood dei Radiohead

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