Con le elezioni italiane alle porte i media olandesi sono in fermento, ma il motivo di interesse per la stampa mainstream non è certo quello che potete immaginare: alla stampa dei Paesi Bassi non importa tanto l’ennesimo ritorno di Silvio Berlusconi, la possibilità che il Movimento 5 stelle finisca a governare oppure (sempre in tema di déjà vu) un revival del Ventennio: troverete articoli ed analisi ovunque ma tutti dedicati ai “Cervelli in fuga“.
Già, l’Olanda si è accorta che gli italianen, soprattutto i giovani italianen, partono a centomila ogni anno da uno dei Paesi più benestanti dell’Ue e nessuno riesce a comprenderne la ragione. Ma come – pensa l’olandese medio – perché un paese così bello, pieno di cultura, ingegno e creatività mette in fuga i suoi cittadini, soprattutto quelli più giovani? Se avessimo una risposta a questo quesito, ne avremmo – probabilmente – una anche per i tanti altri problemi che affliggono il nostro Paese. Limitiamoci, allora, a capire perché un olandese, nato e cresciuto in un Paese dove “uno più uno, fa sempre e comunque due”, fatica a capire il funzionamento di un altro paese dove “uno più uno può fare tre, quattro, oppure quaranta”.
In questo scorcio finale di campagna elettorale italiana, esauriti analisi e pronostici del voto, giornalisti e corrispondenti olandesi in Italia hanno scoperto il tema dei “cervelli in fuga”, argomento – per la verità – non del tutto nuovo allo spazio mediatico dei “Polders“.
Ed ecco scattare la caccia agli italianen in fuga da intervistare: solo ieri, una giornalista del programma “Een Vandaag” cercava sul gruppo Facebook “italiani a Den Haag” qualcuno disposto a farsi intervistare, mentre il quotidiano Nrc ha pubblicato solo l’altro ieri un reportage concentrato soprattutto sulle scarse opportunità che il nostro Paese offre ai giovani. Fino a qui cose che già conosciamo, quantomeno per esperienza diretta. Ciò che invece colpisce di più è il servizio mostrato da Nos, la tv nazionale: oltre la storia strappalacrime c’è un nodo cruciale che l’ormai stantia narrazione sui “cervelli” non sfiora mai: questo esodo sta facendo la fortuna di molti Stati esteri e di agenzie internazionali di recruiting.
Per paesi come l’Olanda la “fuga dei cervelli” italiani è una manna dal cielo: nel grande mercato europeo senza regole la disponibilità di migliaia di giovani (e meno giovani) qualificati “chiavi in mano”, ossia con la valigia fatta e pronti a tutto pur di lavorare, vuol dire avere l’imbarazzo della scelta per la propria economia nazionale senza neanche la scocciatura di dover spendere risorse a formarli, tanto a quello ci pensano le famiglie italiane. Questa è l’altra faccia, quella amara, della libera circolazione europea.
Dopotutto la situazione è “win-win” per la politica: economie razionali come quelle del nord sempre in cerca di manodopera per gran parte dei profili che gli autoctoni, per ragioni economiche o di preparazione non vogliono occupare, hanno cosi disponibilità permanente di personale. E la politica italiana può continuare a poltrire sul suo schizoide mercato del lavoro senza preoccupazioni perchè nel 2018 salire su un volo Ryanair e cercare un impiego”multilanguage” nelle capitali nord-europee”is the new” scendo in piazza a reclamare i miei diritti.
Nella breve video-storia di Nos girata a Roma (che potete trovare qui; le interviste sono in italiano) un “cacciatore di teste” italiano, direttore di un’agenzia internazionale con sede a Milano, la spiega bene e facile: le aziende olandesi amano i giovani italiani perché “sono ambiziosi, danno il massimo e costano poco. Sono già felici quando ricevono la metà dello stipendio di un neo-laureato olandese. Una situazione vantaggiosa per tutti”. Mica tanto: questa è una corsa al ribasso che sta lasciando sul campo dei diritti morti e feriti (e l’ascesa del populismo, qualunquista o fascista, dovrebbe essere un campanello d’allarme) mentre la politica europea, invece di pensare a come frenare questo processo, sembra più interessata a migliorare i profitti di personaggi come il nostro recruiter e a consolidare le economie del Nord.
Così mentre nel Paese dell’indifferenza si conclude la più brutta campagna elettorale che si ricordi, dall’altra parte dell’Europa c’è chi fa scongiuri affinché la “fuga dei cervelli” prosegua all’infinito. Su questo, però, possiamo rassicurarli: se hanno capito un po’ la mentalità italiana sanno bene che questioni simili non scalderanno mai il cuore e allargheranno le coronarie, come i congiuntivi di Luigi Di Maio, l’arroganza di Matteo Renzi e le uscite di Silvio Berlusconi.

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