A due giorni dalla manifestazione antifascista di Macerata, cambio al vertice della Questura. Lascia Vincenzo Vuono, che rientra al Dipartimento di pubblica sicurezza con l’incarico di studio, ricerca e analisi, e arriva Antonio Pignataro, che lascia l’incarico di direttore del servizio II della Direzione centrale servizio antidroga. Un cambio di vertice operativo da subito che costituisce un normale avvicendamento di incarichi e non è legato ai fatti di cronaca degli ultimi giorni. Ma sulle polemiche legate all’assenza del Pd in corteo interviene Matteo Renzi, a Firenze insieme al ministro dell’interno Marco Minniti per una manifestazione elettorale.  “Dicono: ma il Pd dov’era a Macerata? Il Pd era a Macerata con il suo sindaco. Era a Macerata con il ministro Minniti. Era a Macerata con i suoi esponenti e ministri, Orlando e Martina. E dimenticano volutamente che a Macerata il Pd è stato preso di mira con una pallottola. Perché il fascista ha scelto di sparare alla sede del Pd. Sia chiaro: noi non abbiamo paura”. Il titolare del Viminale sottolinea poi che “una grande democrazia non cavalca le emozioni, cerca di capire quel che è avvenuto. È più complicato, ma è fondamentale: perché quando si cavalcano le emozioni si va oltre la democrazia. Non vorrei apparire retrò – ha aggiunto – ma noi che ci chiamiamo democratici, alla democrazia ci teniamo. Su questo ci giochiamo tutto. Senza stare attenti al bilancino del consenso elettorale”.

E dalle pagine di Repubblica il sindaco della città marchigiana, Romano Carancini, torna a parlare del corteo di sabato al quale ha deciso – come tutto il Pd e come molti maceratesi – di non partecipare. “È stata una prova difficile. Prima nella gestione dell’emergenza, poi per l’assalto dei media e della politica che hanno spadroneggiato. Ora, come ha detto il vescovo, è il tempo dei cocci, della riflessione su quello che è successo”. Carancini ribadisce che “non potevo e non posso vietare alcuna manifestazione. Chi ha saputo leggere bene la vicenda, e non era complicato, ha visto altro. Ho chiesto che fosse una settimana di silenzio. Era un ragionamento così folle? Non parlavo alla politica ma all’anima della città. La questione della sicurezza esulava da ogni mia valutazione. Ho creduto di interpretare i sentimenti dei maceratesi, credo avrebbero preferito restare in silenzio e riflettere. Quello che è successo è grave, e ha tanti risvolti: penso ai messaggi sconcertanti usciti sui social”. E aggiunge: “Siamo stati usati. È parso chiaro a tutti noi maceratesi. Forse non abbiamo capito bene, non siamo abituati a tanta pressione. Nemmeno quando tiriamo fuori il vestito bello perla prima dell’Opera festival allo Sferistereo abbiamo tanti occhi addosso, nazionali e internazionali. Il grido “Lasciate in pace Macerata” esprime quello che provavo a spiegare io: la necessità di attendere i nostri tempi e di fare i nostri passi. Dobbiamo rielaborare il dolore”. Infine sottolinea la necessità di “capire come mai pezzi di società civile, direttamente o larvatamente, siano portati a giustificare ambiguamente alcuni fatti. È grave, parlo di persone che sono certo non siano razziste”. Poi ha concluso: “La manifestazione è riuscita a parlare a questo pezzo di comunità? Credo di no”.

Le nomine – Oltre al cambio del vertice in questura, tra le altre nomine c’è quella del prefetto Mario Papa che, dalla Direzione centrale delle risorse umane del Dipartimento di Pubblica sicurezza, assume l’incarico di commissario straordinario del governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse. Il suo posto alla Direzione centrale delle risorse umane, sarà assunto da Giuseppe Scandone, che lascia invece l’incarico di direttore della Scuola superiore di Polizia. Annamaria Di Paolo viene invece nominata reggente della Scuola superiore di Polizia e lascia l’incarico di direttore dell’Ufficio relazione esterne e cerimoniale.