Durissimo confronto a L’Aria che Tira (La7) tra il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e il leader della Lega, Matteo Salvini, all’indomani dell’ospitata del primo nella stessa trasmissione. Salvini non accetta le accuse del ministro, che lo aveva accusato di sfruttare gli operai per campagna elettorale: “Io posso essere simpatico o antipatico, ma non contestato sul lavoro e sulle soluzioni che porto. Degli insulti a Salvini, che ormai sono uno sport nazionale di Saviano, della Boldrini, di Orlando, di Friedmann, non m’interessa, perché sono pagato per risolvere i problemi. Sono la persona più felice del mondo se riesco a ottenere che il governo finalmente si interessi dei problemi dei lavoratori che stanno soffrendo. Poi io sparisco“. Viene, quindi, contattato telefonicamente dalla trasmissione Calenda, che si confronta con il capo del Carroccio: “La mia porta è sempre aperta e il mio telefono è sempre acceso. Le crisi dei lavoratori vanno tenute fuori dalla campagna elettorale, se si vuole dare una mano”. Salvini prende la parola, ma viene interrotto dalla conduttrice, Myrta Merlino, che lancia la pubblicità, provocando l’ira del leader della Lega. Successivamente i toni tra Calenda e Salvini si arroventano. Il leader della Lega si difende: “Se vado a incontrare gli operai, è perché mi chiamano loro, non perché mi autoinvito. Non accetto che mi si venda per ragazzotto, impreparato, razzista, fuori dalla Costituzione. Io cerco di aiutare altre persone e in questo momento di crisi economica per me vengono prima i cittadini italiani”. “Tu stai buttando in caciara un fatto preciso” – replica Calenda, tra i borbottii di Salvini – “Sei andato dai lavoratori della Ideal Standard, che rischiano il posto di lavoro, assicurandoli che mi avresti chiamato. Anzi, elegantemente hai detto che mi avresti rotto le balle. E invece non hai trovato il tempo di fare una telefonata. Poi hai raccontato che il 30 novembre hai fatto una interrogazione parlamentare, che non hai mai fatto. Quando uno, chiamato o non chiamato, va in un’azienda e promette delle cose agli operai, le fa. E se non le fa e viene beccato a non farle, la prima cosa che dovrebbe fare è chiedere scusa ai lavoratori”. Salvini glissa e ribatte: “Il problema è salvare i posti di lavoro, non telefonare a Calenda. Se si sente solo, si faccia telefonare da tanti amici. A me interessano i posti di lavoro, non le telefonate ai ministri. Quanta pazienza!”. Il ministro controbatte: “Quando uno si comporta come te, non posso immaginare come si comporterebbe alla guida del Paese. Non dire balle. Se vuoi venire da me, le porte sono aperte. Ma tieni gli operai fuori dai tuoi show elettorali