Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar sul ricorso per le procedure di selezione dei direttori dei musei, ma rimette in discussione l’apertura agli stranieri, sulla quale dovrà pronunciarsi l’adunanza plenaria perché “c’è contrasto giurisprudenziale”. Non c’è pace per la riforma voluta dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che negli scorsi mesi era stata ‘bocciata’ dal Tribunale amministrativo prima che proprio il Consiglio di Stato sospendesse la decisione in attesa di dare un giudizio di merito.

Adesso, è giunta l’ok di Palazzo Spada che però riapre il dibattito sulle nomine di direttori stranieri nei musei statali autonomi. Immediata la reazione del ministro: “Davvero difficile fare le riforme in Italia. Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato, quest’ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all’adunanza plenaria. Cosa penseranno nel mondo?”, si chiede Franceschini.

Lo scorso 25 maggio, con due sentenze, il Tar del Lazio aveva bocciato le nomine di cinque dei venti direttori, tra i quali Palazzo Ducale e Museo Archeologico di Napoli. Già quella decisione aveva fatto arrabbiare il titolare del Mibact che parlò di “grande dolore” per quello che la bocciatura comportava “per l’immagine dell’Italia nel mondo”. La polemica aveva coinvolto anche Renzi, che si scagliò contro la giustizia amministrativa. Immediata fu la risposta dell’Anma: “Bisogna cambiare le leggi incomprensibili, non i Tar”. Il giudici amministrativi avevano accolto il ricorso di due candidati alla direzione dei musei di Mantova, Modena, Taranto, Napoli e Reggio Calabria ritenendo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.

Tre gli elementi contestati dai giudici di primo grado: i criteri di valutazione dei candidati dopo la selezione dei titoli, i colloqui a porte chiuse e la partecipazione di aspiranti direttori stranieri. Perché “nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe“. I direttori erano decaduti con effetto immediato, ma poi proprio il Consiglio di Stato aveva sospeso l’efficacia del provvedimento riammettendoli in attesa del giudizio di merito. Oggi Palazzo Spada afferma che le selezioni furono corrette, tuttavia frena sulle aperture nomine straniere.

C’è un “contrasto giurisprudenziale”, spiega la VI sezione del Consiglio di Stato. Una precedente sentenza del Consiglio di Stato del 24 luglio 2017 “ha ritenuto che l’attività di direttore del museo statale non potrebbe intendersi riservata a cittadini italiani” e che “sarebbero di per sé legittimi gli atti che hanno consentito la partecipazione di cittadini italiani dell’Unione e la loro nomina tra i vincitori”. Ma ora il collegio “ritiene che si possa dare un’interpretazione diversa“. E per questo richiama il regolamento emanato nel 1994, “mai successivamente abrogato”, che richiede “imprescindibilmente la cittadinanza italiana per il conferimento di incarichi di livello dirigenziale”. I giudici sottolineano come questa norma “sia applicabile nel presente giudizio e non si ponga in contrasto con la normativa Ue“.