Dovevano scioperare in tutta Italia, dalle 9 alle 13 di domenica, i ferrovieri. Volevano più sicurezza sui binari, dopo il deragliamento di Pioltello, nel quale hanno perso la vita 3 passeggere e altri 46 pendolari sono rimasti feriti. Ma dalla Commissione statale che garantisce i servizi essenziali, tra i quali c’è proprio il trasporto ferroviario, è arrivato un no fermo: troppo poco preavviso. Ma la legge sembra dire altro: se si protesta per motivi di sicurezza dei lavoratori – è questo il caso del disastro di Pioltello – non vale il preavviso minimo di dieci giorni.

Lo sciopero saltato. “Indicazione autoritaria”
Nell’ordinanza inviata alle sigle sindacali, la Commissione ha avvertito che se la raccomandazione fosse stata disattesa, sarebbe divenuto concreto il rischio di apertura di eventuali procedimenti per valutare le violazioni. E così lo sciopero per la sicurezza è saltato in tutto il Paese, fatta eccezione per la Lombardia, dove, per quattro ore, i dipendenti di Ferrovie dello Stato e quelli di Trenord hanno incrociato le braccia. “Indicazione autoritaria”, protesta Cub Trasporti, che aveva indetto la protesta insieme al sindacato Sgb. “Minaccia per i lavoratori”, tuona il movimento di macchinisti Ancora in Marcia. Va detto però che, su richiesta del Garante, i sindacati regionali di Emilia Romagna e Veneto avevano rinunciato a un sciopero indetto prima dell’incidente, previsto da oltre un mese e previsto per il 27 e 28 gennaio. Un passo indietro per evitare ulteriori ripercussioni al traffico ferroviario, dopo il disastro alle porte di Milano. Lo stop ha raggiunto pure lo sciopero per la sicurezza, una manifestazione diversa, che partiva proprio dai fatti di Pioltello, per denunciare che Ida, Giuseppina e Pierangela hanno perso la vita “nell’ultimo di una serie di deragliamenti a cadenza mensile”. Una tragedia, quella di Piotello, seguita ad altre “mancate tragedie”, secondo Cub.

La denuncia: “Pioltello? Deragliamenti a cadenza mensile”
Proprio tutti volevano partecipare allo sciopero urgente indetto per domenica: dai macchinisti ai capi deposito, sia quelli delle imprese ferroviarie Trenord, proprietaria del treno deragliato nel milanese, che quelli di Trenitalia, NTV, Mercitalia, oltre ai lavoratori dell’infrastruttura ferroviaria – i binari – di Rete ferroviaria italiana. “I morti – ha scritto Cub nel comunicato con cui annunciava lo sciopero – bruciano su tutti noi, come parenti, cittadini e lavoratori e pendolari del lavoro, ma vanno visti per quello che sono: prodotti di un sottofondo politico che da una parte considera l’analisi preventiva un mero costo e dall’altra promuove le riorganizzazioni del lavoro in un quadro di liberalizzazione che, nei fatti, favorisce il ribasso dei controlli e degli standard”. Il sindacato accusa anche l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria di essere troppo morbida con le aziende ferroviarie, demandando a loro “la produzione normativa che ottemperi la sicurezza, nonché i controlli”. Come a dire, le regole per la sicurezza le aziende devono darsele da sole e poi, sempre da sole, verificare di seguirle.

 “Sciopero viola la legge”. Ma non sembra così
Ma la protesta, fatta eccezione per la Lombardia, è fallita ovunque. Perché con un’ordinanza la Commissione di garanzia ha imposto lo stop. I ferrovieri, si legge nell’ordinanza di divieto, non avrebbero dato il preavviso minimo, che, secondo l’Accordo nazionale del Settore ferroviario, non può essere inferiore ai dieci giorni. Eppure, secondo la legge, “le disposizioni in tema di preavviso minimo non si applicano nei casi di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”. Proprio quello che è accaduto a Pioltello. In più, secondo la Commissione i lavoratori avrebbero violato la norma sulla “franchigia”, quella che indica i periodi dell’anno in cui non si può scioperare, come ad esempio le feste di Natale, le elezioni, le calamità, gli avvenimenti di particolare gravità. E l’interruzione del traffico dovuta al disastro nel milanese potrebbe rientrare tra questi. Ma da qui a vietare scioperi in tutta Italia ce ne corre, secondo i sindacati. “I lavoratori e i sindacati sono deboli perché divisi e ad oggi – fanno sapere i macchinisti, sulla loro pagina Ancora In Marcia! –non sono in grado di contrastare né sul piano politico sindacale l’arroganza cinica e burocratica della Commissione antisciopero, né sul piano del diritto costituzionale impugnando tempestivamente tali prevedibili atti liberticidi”.