E’ uno schifo. I fatti: il “Movimento dei giovani Padani” a Busto Arsizio ha bruciato in piazza un fantoccio raffigurante la presidente della Camera Laura Boldrini. Il tutto è avvenuto durante la ricorrenza della “Gioeubia”, festa popolare del Nord Italia, nella quale l’ultimo giovedì di gennaio si dà alle fiamme un pupazzo in cartapesta in segno di buon auspicio per il nuovo anno. E il “buono auspicio” – secondo i giovani in camicia verde – è quello dello stop delle politiche migratorie portate avanti – secondo loro – dalla presidente della Camera. “Costa Discordia”, “Offerta irripetibile – Boldrinia viaggi: viaggio della risorsa all-inclusive – 35 euro al giorno – solo andata destinazione Africa” hanno scritto i ragazzotti della Lega sopra il pupazzo.

Per Matteo Salvini, che portò sul palco di Soncino, nel 2016, una bambola gonfiabile che paragonò alla presidente, il falò di Busto Arsizio è “una sciocchezza”. Un bieco tentativo di minimizzare le colpa e le responsabilità da parte di chi ha fatto della campagna – vuota di argomenti – contro la Boldrini la propria bandiera e arma per raccogliere consensi. “La disoccupazione è aumentata? E’ colpa della Boldrini”; “ti si è rotto il lavandino? E’ colpa della Boldrini!” e così via. L’importante è non ammettere le proprie responsabilità – morali e politiche, ammesso che non vadano insieme.

In questo senso, quello bruciato in piazza non è solo un feticcio addobbato da una tribù che si divide fra un parcheggio della Coop e una sede di un partito che ha fatto del nulla il suo argomento elettorale, ma è la rappresentazione plastica di come alcuni credono davvero nella teoria dello scaricabarile. Insomma, è sempre colpa degli altri – in questo caso della Boldrini. Singolare che il rogo del pupazzo avvenga quasi in concomitanza della giornata della memoria. Qualche decennio fa – Liliana Segre, nuova senatrice a vita lo può testimoniare – i roghi in piazza diedero avvio a qualcosa di terribile. Sarà il caso di fare un ripassino di Storia. I libri li paga Salvini.

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