Liliana Segre, 87enne reduce italiana dell’Olocausto. è stata nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione, spiega il Quirinale, è maturata “per coltivare memoria contro razzismo, discriminazione e odio“. Un ‘segnale’ del Colle che ha scelto una sopravvissuta ai campi di sterminio come sua prima nomina, tra l’altro a una settimana dal Giorno della Memoria e nell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Il suo messaggio – “Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio”. Così Segre ha commentato la nomina ricevuta in un messaggio (leggi l’integrale). Spiegando che la Memoria è un “vaccino prezioso contro l’indifferenza”, la neo senatrice a vita ricorda “le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A'”. E in particolar modo, aggiunge, “le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento”.

Chi è la Segre – Nata a Milano, Segre fu deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944 con il treno in partenza dal binario 21 della stazione Centrale. Aveva 13 anni. Nel campo di concentramento perse suo padre Alberto. Per decenni non ha voluto raccontare quanto vissuto all’interno del campo di sterminio. Solo a partire dalla fine degli anni Novanta è diventata una delle sopravvissute all’eccidio nazista più impegnata per la sensibilizzazione degli studenti, un compito che – precisa – al quale continuerà a dedicare il suo tempo.

Il tentativo di fuga e l’arresto – Rimasta vittima delle leggi razziali volute dal fascismo all’età di 8 anni, quando nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare, il 7 dicembre 1943, Segre cercò invano di fuggire in Svizzera, insieme al padre e a due cugini con l’aiuto di alcuni contrabbandieri. Venne tuttavia catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu tratta in arresto.

La detenzione ad Auschwitz – Segre ha raccontato così il suo viaggio da Milano al campo di sterminio: “Caricati violentemente sui camion, traversammo la città deserta e, all’incrocio di via Carducci, vidi la mia casa di Corso Magenta 55 sfuggire alla mia vista all’angolo del telone: mai più. Mai più”Arrivata ad Auschwitz, sul suo braccio venne tatuato il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel campo, venne impiegata nei lavori forzati in una fabbrica di munizioni. Costretta a sfilare nuda davanti alle SS per la selezione e alle “marce della morte“, è sopravvissuta alle più gravi umiliazioni. All’epoca appena 14enne, riuscì a salvarsi e tornò a Milano nell’agosto 1945. Rimane una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati a Auschwitz. Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio si rese per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata.

Le reazioni – “La vita di Liliana Segre testimonianza di libertà. Da senatrice ci indicherà il valore della memoria. Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali”, scrive su Twitter il premier Paolo Gentiloni. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto da Modena: “La nomina a senatrice a vita di Liliana Segre, a 80 anni dalle leggi razziali, è una delle forme attraverso le quali la repubblica ricorda quell’ignominia e lo fa esaltando il valore della memoria come ha fatto Liliana in questi anni nelle scuole”. Laura Boldrini, invece, parla di una “donna forte e coraggiosa” che “ha messo a disposizione delle giovani generazioni la sua esperienza”. “Questo giorno resterà nella mia memoria come uno dei momenti più felici e più alti della legislatura – dice il presidente del Senato, Pietro Grasso – Sono onorato di dare il benvenuto, ancora nella veste di Presidente del Senato, ad una donna che ha insegnato a tutti noi a non cedere all’indifferenza, trasmettendo a generazioni di italiani il ricordo vivo e terribile di una esperienza vissuta in prima persona come reduce della Shoah”.