Il raid c’è stato, adesso lo dicono anche le telecamere. E i primi informali riscontri effettuati dal medico legale confermano anche che la ferita è “con buon margine di certezza” frutto di una coltellata. Iniziano a delinearsi i contorni della denuncia di un gruppo di antifascisti genovesi. “Siamo stati aggrediti da una trentina di militanti di Casapound con bottiglie e coltelli”, avevano raccontato sul gruppo Facebook Genova Antifascista. E uno di loro, come si vede da una foto allegata al post, sarebbe stato colpito alla schiena da una coltellata.

La ricostruzione dell’episodio, avvenuto nella tarda serata di venerdì, non aveva ancora trovato conferme da parte degli investigatori della Digos. Adesso, racconta Il Secolo XIX, arrivano i primi indizi a sostegno della versione fornita dagli antifascisti. Perché le immagini delle telecamere confermano che lo scontro vicino alla sede del gruppo di estrema destra c’è effettivamente stato. E quel segno profondo sulla schiena pare proprio che sia stato causato da una coltellata. Sulla base di questi primi elementi, la procura, dopo aver rintracciato il ragazzo ferito, ha aperto un’inchiesta contro ignoti per tentato omicidio.

E sulla vicenda – dopo la solidarietà all’attivista ferito espressa da Anpi, Cgil, Pd ed Mdp – arriva anche la voce del governo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha definito l’aggressione “un episodio di violenza intollerabile che si inserisce in un crescendo di intimidazioni che, anche in un passaggio politico delicato per il nostro Paese, tentano di avvelenare il clima”. In mesi in cui si registra “una inquietante recrudescenza di minacce di ispirazione fascista”, avverte Orlando, “bisogna rispondere in maniera unitaria, concreta e determinata”.

E il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, parla di “violenza politica” e assicura che “non si faranno minimizzazioni di quanto accade”. Così le indagini vanno avanti per delineare l’accaduto: il gruppo di antifascisti aveva spiegato che si trovava vicino alla sede di Casapound per attaccare manifesti contro la formazione di estrema destra, quando sono stati aggrediti da una trentina di militanti che “brandivano bottiglie, cinture e coltelli” e “nel breve scontro un compagno è stato circondato e colpito due volte: il coltello ha causato una ferita alla schiena”. Un’accusa rigettata da Casapound che ricorda i precedenti danneggiamenti alla sua sede e spiega che “provocatoriamente” quella sera sono stati affissi “manifesti infanganti” e i suoi militanti sono stati “minacciati”. I “pochi” presenti, aggiungono, “si sono schierati a difesa, respingendo gli antagonisti che si sono dileguati”.